Un commento su “5 MARZO 1953 – 5 MARZO 2016: 63 ANNI DALLA MORTE DI STALIN

  1. 63 anni sono pochi, rispetto ai quasi duemila di Tiberio. Oggi poi il pentitismo di molti intellettuali (che comunque devono mangiare) non può affrontare lo stalinismo con un approccio da storico. Resta inesplorato il tema del potere, oggi sempre meno appannaggio di un ceto politico e sempre più coniugato in chiave di consenso-consumo. L’attuale potere insinua poi il tarlo che “non ci sono poteri buoni” e quindi vale la pena di tenersi questo, che ti illude e non ti obbliga. Un potere “deciso” viene considerato antidemocratico dall’attuale potere finanziario-economico, che preferisce liquidità di norme, di politiche, di ideologie. Con grossi profiitti economici e suggestivi fenomeni come le primavere arabe, catastrofi umane del tutto simili alle grandi tragedie perpetrate dalle dittature del secolo scorso. Se il principio di “democratizzazione” si applicasse poi nei fenomeni che regolano il nostro corpo, moriremmo in poche ore… Al di là dunque delle considerazioni sul Comunismo e sullo stalinismo, da storicizzare, resta intatto il problema di chi debba decidere, su cosa si debba decidere, e che fare con chi non accetta le decisioni. Un potere c’è sempre, nel nostro corpo, nella natura, nell’umanità. Criminalizzare il potere significa spesso ossequiarlo e noi, critici del liberismo e del mercato, non abbiamo mai affrontato il problema del potere, per cui affettuosamente celebriamo chi ha esercitato il potere quasi cent’anni fa.

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