LIBRI, LETTURE

GALLARATE 25 MAGGIO 2018

ORE 21,00

CUAC ARNATE VIA TORINO 64

 

 

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BUSTO ARSIZIO 16 MAGGIO 2018

ORE 21,00

Galleria Boragno

Via Milano, 4

PRESENTAZIONE LIBRO BUSTO

 

 

 

Cosimo Cerardi

Le radici del Comunismo Scientifico

in vendita presso la Libreria Boragno  BUSTOLIBRI.COM

Via Milano 4 – Busto Arsizio (VA)
Tel. 0331 635 753
info@bustolibri.net

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Le brigate Garibaldi

127ª e 181ª nel Gallaratese

E il partigiano John

UN LIBRO TANTO UTILE

DA: https://assconcettomarchesigallarate.wordpress.com/2015/04/03/un-libro-tanto-utile/

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…  il 17 febbraio del 1600… avvolto nelle fiamme del rogo di Campo de’ Fiori a Roma… moriva Giordano (Filippo all’anagrafe) Bruno

Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo.
Giordano Bruno

FILOSOFIA E RIVOLUZIONE IN GIORDANO BRUNO

GIORDANO BRUNO CERARDI

Autore: Cosimo Cerardi***

A ragione Bruno può essere definito il grande filosofo martire non solo della nostra Rinascenza ma anche di quella europea.
Quando Giovanni Gentile si ricollegava, senza alcuna ombra di dubbio, a Bertrando Spaventa e alla sua valorizzazione del Rinascimento, sia nei confronti della scolastica che nei confronti della filosofia Europea del ‘600, lo faceva per sottolineare il ruolo del pensiero bruniano nel Rinascimento italiano e della centralità di questo nel panorama culturale dell’Europa di quel tempo.
Ma in tal senso è corretto rilevare come Gentile, proprio su questi argomenti, ebbe un lungo confronto con un altro grande studioso di questioni bruniane, Felice Tocco; Giovanni Gentile lavorò a lungo tra il 1907- 1908 proprio sui Dialoghi Bruniani, circostanziandoli fra l’altro di notizie a proposito della vita del Nolano.
E sarà proprio con il Tocco e con Rodolfo Mondolfo che il Gentile discuterà a lungo a proposito dell’arduo problema dell’unità del pensiero bruniano, dei suoi molteplici intrecci dei temi e degli sviluppi, nonché della varietà delle fonti, classiche, medioevali e contemporanee, manifestando così una profonda insoddisfazione rispetto ad alcune tesi a volte estrinseche e ingiustificate.
Gentile mostrò, d unque, di aver ben compreso la lezione ‘filologica’ proposta dal Tocco, una lezione, la sua, volta a proiettare la filosofia del Rinascimento fuori dalle formule astratte in cui rischiava, a volte, di cadere la tradizione risorgimentale spaventiana.
Infatti, stando a questa tradizione vi è un privilegiare di Bruno “martire” della liberazione del pensiero umano, ma non molto di più, in realtà lo sforzo della storiografia post- risorgimentale è stato quello di una comprensione più profonda delle radici delle filosofie naturalistiche di Bruno e di Campanella. Il platonismo Rinascimentale, figlio dell’Umanesimo, e di cui Bruno è un grande interprete, dice il Gentile, ha permesso la produzione delle grandi sintesi di Spinosa e di Leibniz, un platonismo che ha avuto il compito di far voltare le spalle al medioevo, dando luogo ad un nuovo orizzonte, ad un orizzonte decisamente più ampio, ad un orizzonte dove si è passati dalla divinità della natura alla intrinseca divinità dell’uomo, inculcando perciò in costui il “sentimento” della sua potenza, dell’infinito che è in grado di raccogliere nel ‘petto’ dell’uomo, l’identità sostanziale della sua anima con l’anima e con la vita del tutto.
Il pensiero bruniano però va oltre questa consolidata interpretazione e collocazione, in Bruno, infatti, c’è ben altro, c’è la critica al pensiero scolastico medioevale ed anche al pensiero del seicento europeo, pensiero tutto teso a stabilire i grandi blocchi concettuali funzionali alla società borghese.
La rottura, dunque, nella proposta filosofica bruniana, del tempo cronologico, una dilatazione temporale, Jetz, in nome di una “nuova concezione” teoretica – politica di liberazione che lo collega alla grande proposta della”libertà comunista
Per questo il titolo del presente lavoro,”Filosofia e rivoluzione in Giordano Bruno. Religione, Etica e Materialismo”, ed anche in questo l’esame di alcuni nodi fondamentali della rivoluzionaria proposta filosofica del Nolano.

***Cosimo Cerardi
Nato a Torchiarolo (Brindisi) nel 1955, laureato in Filosofia a Pisa, perfezionato in Filosofia presso l’Università di Urbino dove si è anche laureato in Sociologia. Vive a Busto Arsizio (VA) e insegna a Gallarate (VA), presso un Istituto di Scuola Media Superiore. Fa parte dell’Associazione “Centro Culturale Antonio Gramsci” ed è responsabile dell’Associazione Culturale”Eugenio Curiel” di Busto Arsizio. Con l’Editrice La Mongolfiera ha pubblicato i seguenti saggi: “Possibilità e speranza”, “Gramsci e la costruzione dell’egemonia”, “Gli scioperi del 1943-1944 a Busto Arsizio”,”Filosofia e rivoluzione in Giordano Bruno”,”Note di un Dibattito – Jurgen Moltmann e la filosofia della speranza di Ernst Bloch”,”Eugenio Curiel – Antifascismo e democrazia progressiva”,”Note sulla dialettica – Karl Marx: dall’Idealismo al Materialismo”,”Rivoluzione e Politica in Amadeo Bordiga”.

tratto dal libro:

La reazione della Chiesa Conciliare

Quando Bruno nasceva, non da molto si era inaugurato a Trento il Concilio convocato da Paolo III, e che avrebbe dovuto aprirsi anni prima a Mantova.

La chiesa cattolica reagiva con forza sempre più determinata al movimento riformatore protestante e contemporaneamente anche a quel rinnovamento culturale di cui era stato portatore lo spirito rinascimentale prima in Italia e dopo in Europa.

Nell’estate del 1541 era morto Juan de Valdès, la cui presenza a Napoli, era  stata decisiva per la sua duplice opposizione al cattolicesimo come alla teologia dei riformatori; egli, infatti, auspicava una forma  di “esperienza” religiosa  personale, fuori dai dogmi e dalle varie autorità religiose.

Nel 1536, il 6 luglio, si era spento in Svizzera (Basilea)  Erasmo, il cui atteggiamento religioso, in Italia, non era rimasto senza  eco; Bruno, infatti, durante la sua fuga da Napoli si liberò di alcune opere erasmiane – San Girolamo e San Giovanni Crisostomo – per non essere incriminato dal tribunale ecclesiastico in conseguenza di queste sue frequentazioni letterarie.

Ciò, quindi, dimostra con evidenza  quanto sia stata rilevante sulla formazione del giovane Giordano Bruno l’opera del pensatore olandese

La cultura umanistica, anche quella di stampo erasmiano, in Italia incise in molti campi  e di certo si presenta come un motivo di profondo rinnovamento religioso e filosofico, per cui, in tal senso, possiamo senz’altro affermare che grande fu l’influenza umanistica sul processo di formazione del Nolano.

Così come non fu certamente meno importante l’influenza di  Marsilio Ficino e del suo complesso platonismo, proprio sul terreno del divino nel mondo, dove proprio a partire da quest’ambito, di chiara provenienza ficiniana, ebbe inizio il suo percorso teologico- filosofico per poi allontanarsene  nei suoi scritti più maturi.

Per questo, allora, è giusto asserire che lungo tutto l’arco  della sua opera, più che a collocarsi nell’ambito della Riforma  Protestante, Bruno  ruotò entro i confini delle tendenze della grande cultura umanistico- rinascimentale italiana ed anche europea; e che sul piano religioso, egli si mosse fra teologie platoniche tolleranti, conciliatrici, e istanze di critica testuale intese a restaurare il testo evangelico  nonché  la purezza originaria del suo portato religioso; la proposta, insomma, di una fede che ben si opponeva ai macchinosi ragionamenti dati proprio dalla scolastica tradizionale.

Con il  Valla da  una parte, e Marsilio Ficino dall’altra, si affermava la presenza di due poli, di una spiritualità impegnata e volta, in primo luogo, a superare i conflitti religiosi in nome di una pace che, al di là delle divisioni confessionali,   riuscisse a riproporre una corretta lettura del divino nell’unità fondamentale dell’uomo.

Non mancano nemmeno gli accostamenti del Bruno alla invettiva del  Savonarola contro la corruzione morale del clero; distante, invece, egli si presenta, dal  profetismo apocalittico del riformatore fiorentino.

Infatti, nonostante le sue alterne vicende trascorse tra calvinisti e luterani, Bruno resterà estraneo alla sostanza dei contrasti teologici scatenati dalla Riforma Protestante; come egli ripeterà a più riprese, durante il suo lungo  dibattimento processuale, le sue argomentazioni  anticattoliche erano  mosse da  “ragioni filosofiche”.

Bruno, nella stragrande maggioranza dei casi, aveva apprezzato gli “eretici”, solamente per le virtù morali che questi possedevano, ma non andava oltre.

In realtà partito dalla universale “concordanza” tollerante di Cusano e di Ficino, aveva poi assunto un atteggiamento di “indifferenza” nei confronti delle religioni rivelate.

Ben  apprezzava, quindi, lo  sguardo contemplante del Cusano dove aveva sostenuto che : “tante religioni diverse, tanti modi di vedere diversi, ma tutti veri”.

Bruno, infatti, dal suo punto di vista, dirà che tutte  le religioni storiche non sono altro che modi inadeguati, superstiziosi e  volgari, di considerare la verità, “tutti equivalenti”, ma “tutti falsi”, il che significava rovesciare in senso negativo l’affermazione iniziale data proprio dal Cusano.

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