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In occasione del bicentenario della nascita di Karl Marx pubblichiamo la versione in pdf del MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA:

Marx – Engels Manifesto del Partito Comunista  (versione pdf)

 

 

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Il PCI partecipa alla manifestazione antifascista del 24 Marzo a Carrara

 

di Segreteria Nazionale PCI

Il Partito comunista italiano esprime la sua più ferma e condanna per i gesti inqualificabili di marca neonazista che hanno colpito le sedi dell’Anpi di Carrara e della Cgil di Massa, alle quali esprimiamo la nostra fraterna solidarietà. Aderiamo dunque convintamente alla manifestazione unitaria del 24 marzo. Saremo sempre al fianco dell’Anpi e di tutte le forze coerentemente antifasciste, contro il ritorno di ogni forma di barbarie nazifascista, per la tutela della memoria storica del nostro paese, per la difesa e l’attuazione della Costituzione repubblicana.

 

 

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ASSEMBLEA PROVINCIALE DEGLI ISCRITTI VARESE

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ORDINE DEL GIORNO DEL COMITATO CENTRALE

ROMA 26 NOVEMBRE 2017

 

 Il Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano, riunitosi il 26 novembre 2017, approva la relazione del segretario nazionale Mauro Alboresi e, in vista delle imminenti elezioni politiche, dà mandato al gruppo dirigente di continuare a verificare la possibilità di costruzione di una lista elettorale articolata e unitaria, comunista, anticapitalista, di sinistra alternativa. Una lista aperta a tutti coloro che non intendano affidare la necessaria discontinuità con le politiche neoliberiste e antipopolari condotte in questi anni dal centrodestra e dal centrosinistra a quanti (ovunque collocati) si sono resi responsabili di tali sciagurate scelte.

 

Per questo abbiamo convintamente partecipato alla manifestazione dell’11 novembre scorso, indetta dalla piattaforma Eurostop contro questa Europa e questo governo: denunciando in piazza l’approfondimentodelle disuguaglianze, l’impoverimento del Paese, la svendita del suo patrimonio produttivo, il logoramento del tessuto democratico e il ritorno delle destre più retrive. Una realtà drammatica che ha allontanato dal voto e dalla stessa sinistra una consistente parte di popolo.

 

Nel perseguimento di tali intenti, il Pci ha criticato a fondo il tentativo di aggregazione avviatosi al Brancaccio sia per il metodo non inclusivo evidenziatosi sin dalla prima riunione, sia perchéesso contenevauna grave ambiguità politica per quel che concerne gli obiettivi generali e la natura della lista elettorale cui si intendeva dare luogo: ambiguità che – una volta palesatosi il patto politico già stretto  tra Mdp, Sinistra Italiana e Possibile -ha fatto deflagrare ogni ambizione di tenuta democratica del percorso, costringendo addirittura i due garanti a disdire l’assemblea del 18 novembre già convocata.

 

Parimenti, esprimiamo un giudizio positivo sulla convocazione dell’assemblearomana da parte del collettivo Jeso’ pazz e sul suo esito, caratterizzato da due elementi promettenti: la grande partecipazione, che ha trasformato una sollecitazione fatta in emergenza in un evento politico che ha sommato le diverse provenienze (sociali, sindacali, partitiche) della sinistra alternativa; la chiarezza politica, emersa in tutti gli interventi, tesa a configurare una strada alla sinistra del Pd che sia alternativa e incompatibile con la lista di D’Alema e Bersani.

 

Il Pci è stato presente alla suddetta iniziativa ed è intervenuto nel dibattito interloquendo con i promotori e le realtà presenti: un dibattito che, valorizzando le vertenze locali e la loro presa di parola dal basso, si è altresì svolto senza che queste ultime assumessero la forma dell’invettiva antipartito ed anzi all’insegna del reciproco rispetto. In ogni caso, la posizione del Pci in merito alla scadenza elettorale era già stata ufficializzata da una tempestiva dichiarazione del Segretario nazionale, pubblicata e diffusa in rete dal giorno precedente l’iniziativa stessa.

 

Ora si tratta di valutare il seguito del percorso. La prospettiva aperta dall’assemblea romana merita di essere seguita con attenzione. Sin qui è chiaro l’orientamento politico generale, che traccia un opportuno spartiacque nei confronti di soluzioni e alleanze alla sinistra del Pd improponibili e – come gli anni recenti insegnano – fallimentari. Ma è ancora tutta da decidere la concretizzazione di tale orientamento generale: programmi, candidature, simbologie ecc. Il Cc impegna quindi il gruppo dirigente del partito a verificare la praticabilità delle convergenze implicate nel suddetto percorso, garantendo ovviamente il rispetto delle istanze di ciascun componente e, nella fattispecie, di quelle dei comunisti.

 

In ogni caso il Pci non si farà trovare impreparato di fronte alla scadenza elettorale. Ciò significa che il Comitato Centrale decide di promuovere la raccolta delle firme per essere comunque preparato a partecipare alle prossime elezioni politiche.

 

(approvato con 8 astenuti)

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IL PENSIERO DI KARL MARX E FRIEDRICH ENGELS

Scuola di formazione politica Gramsci-Togliatti

Care compagne e cari compagni,
dal 6 all’8 ottobre 2017 a Campoleone si terrà il primo corso della nostra Scuola di formazione “Gramsci-Togliatti”.
Vi segnaliamo che ci sarà la diretta streaming dei lavori che saranno anche ripresi in video e scaricati sui nostri siti.
…Richiamandoci alla storia del Pci che ha formato straordinarie generazioni di quadri e militanti, vogliamo che le nostre compagne e compagni si formino naturalmente nella partecipazione alle lotte, ma anche nell’impegno verso il sapere, la conoscenza, lo studio. Ma per un partito come il nostro – che non ha sponsor e vive unicamente del tesseramento – la Scuola rappresenta un onere non indifferente. Per questo abbiamo avviato una sottoscrizione, all’interno e all’esterno del partito. Anche una piccola sottoscrizione, sommata a tante altre, rende il lavoro del Partito più facile, e ne allarga la capacità di influenza. L’Iban per la sottoscrizione è  IT75D0760105138276001076002 .

 

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Per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre il PCI organizza un viaggio a Mosca! #Prenotatevi

DA:  https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/2017/08/21/centenario-della-rivoluzione-dottobre-pci-organizza-un-viaggio-mosca-prenotatevi/

di Ufficio Stampa

CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO DELLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE 1917 – 2017: ORGANIZZAZIONE E PRENOTAZIONI DEL VIAGGIO PER MOSCA DELLA DELEGAZIONE DEL PCI

Il Partito Comunista Italiano sta organizzando una delegazione di compagne e compagni che sarà presente in Russia, a Mosca, in occasione delle celebrazioni e dei festeggiamenti del Centenario della Rivoluzione d’ Ottobre.

In Russia, nella città di San Pietroburgo, si svolgerà, nello stesso periodo, il XIX Incontro internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai, al quale il Partito Comunista Italiano è stato invitato ufficialmente, anche grazie al lavoro politico svolto dal Dipartimento Esteri del PCI.

La delegazione del PCI, durante il periodo di soggiorno, parteciperà agli eventi che il Partito Comunista della Federazione Russa sta preparando: forum, convegni, festival e concerti.

La costruzione del viaggio della delegazione a Mosca per il Partito Comunista Italiano è un impegno importante. Abbiamo una agenzia di viaggio, operante in esclusiva con la più grande compagnia aerea russa “Aeroflot” e un tour operator competente, che svolge la sua attività tra l’Italia e la Russia.

Il viaggio si svolgerà in GRUPPO con unica partenza da Roma Fiumicino il giorno 3 novembre 2017 alla volta di Mosca (volo Aeroflot) e ritorno con partenza da Mosca il giorno 8 novembre 2017 ed arrivo a Roma Fiumicino (volo Aeroflot). I voli sono entrambi diretti. Il costo del biglietto aereo è di euro 459.00 (quattrocentocinquantanove/00), tasse e bagaglio incluso.

Il tour operator si occuperà: dei trasferimenti dall’aeroporto di Mosca all’hotel e viceversa, che saranno espletati con pullman; dell’hotel che ci ospiterà per 5 notti in camera doppia (camera singola prezzo maggiorato da stipulare a parte), categoria 4 stelle con colazione buffet inclusa; del visto (comprensivo di tasse consolari, centro visti, ritiro e restituzione del passaporto e dei moduli tramite corriere espresso); della assicurazione medico sanitaria obbligatoria.

La quota totale per ogni partecipante è euro 809.00 (ottocentonove/00). Tutto ciò che non espressamente menzionato è da considerarsi non incluso nella quota partecipante.

Durante il soggiorno a Mosca la delegazione del PCI utilizzerà la linea della Metropolitana cittadina per gli spostamenti principali. Il programma dettagliato degli incontri e delle escursioni sarà presto delineato.

I POSTI A DISPOSIZIONE SONO LIMITATI: saranno intorno a 50

Le compagne ed i compagni, che intendono partecipare alla delegazione a Mosca del Partito Comunista Italiano dal 3 all’8 novembre 2017, devono IMMEDIATAMENTEprenotarsi, darne notizia ai responsabili della delegazione ed effettuare il primo versamento di euro 300.00 (che ha valore di deposito NON RIMBORSABILE) tramite bonifico bancario alla agenzia di viaggi come di seguito

Banca: MPS Ag. 22 Roma

C/C 3291.38 intestato ad Edograf Helpfly

IBAN: IT04 U 01030 03222 000000329138

NB. E’ importante inviare, per mail e immediatamente (sia al compagno Fosco Giannini che al compagno Giacomo De Angelis) i nominativi – con fotocopia del versamento – di chi ha versato la quota 300 euro, affinché si possa avere il quadro delle adesioni.

Giacomo De Angelis – segreteria nazionale e responsabile Organizzazione (tel: 335 5213662; mail: giacomo.deangelis14@tin.it)

Fosco Giannini – segreteria nazionale PCI e responsabile Dipartimento Esteri (tel: 331 92 03 447; mail: foscofreedom@gmail.com)

 

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MARXISMO OGGI DI NUOVO ONLINE!

di Alexander Höbel, Segreteria Nazionale PCI, responsabile Cultura e formazione

 

 

http://www.marxismo-oggi.it/

 

Perché “Marxismo Oggi”

Più volte nella storia si è assistito a fasi di crisi del marxismo; più volte, anzi, lo stesso marxismo è stato dato per morto. Eppure la materialità e irriducibilità delle contraddizioni reali hanno ogni volta posto di nuovo all’attenzione di studiosi e opinione pubblica, intellettuali e masse, il valore e l’utilità del marxismo come strumento analitico della realtà.

Negli ultimi decenni si è assistito a un’offensiva più decisa, una sorta di destrutturazione-delegittimazione dell’approccio e dello stesso lessico marxista, ad opera dei sostenitori del “pensiero unico” e dalle loro “corazzate” mediatiche. L’ondata neoliberista iniziata già negli anni Settanta, l’omologazione culturale avanzata nel decennio successivo e il crollo del “socialismo reale” nel 1989-91 hanno determinato le condizioni fondamentali per tale controffensiva ideologica, celata dietro il velo della “fine delle ideologie”.

L’approccio marxista veniva il più possibile espunto dalle università, dalle case editrici, dai centri di ricerca, oltre che ovviamente dai mass-media.

Tuttavia, a partire almeno dal 2008, la profondità e gravità – potremmo dire la radicalità – della crisi capitalistica, di fronte alla quale risaltava in modo evidente l’inadeguatezza dell’armamentario teorico neoliberale, che non aveva previsto in alcun modo la crisi né era in grado di produrre analisi convincenti e proposte credibili, è tornata a porre in primo piano la fecondità, il valore e perfino la necessità di quella lettura dialettica e materialistica della realtà che è propria del marxismo.

Del resto, tutte le questioni epocali poste da Marx ed Engels, e poi dai maggiori marxisti del Novecento, da Lenin a Gramsci, sono ancora del tutto aperte: dalla dinamica dello sfruttamento che è riprodotta su una scala sempre più allargata, alla alienazione e necessità di liberazione del lavoro, dalla polarizzazione economica e sociale al conflitto tra lo sviluppo straordinario delle forze produttive, che consentirebbe di aprire la strada a una società più evoluta in cui il progresso tecnologico sia utilizzato per il benessere collettivo e non per il profitto delle multinazionali, e i rapporti sociali che ancora ostacolano e impediscono questa trasformazione.

L’esigenza di tenere vivo e costantemente aggiornato un pensiero e un patrimonio teorico di tale portata appare quindi oggi più che mai viva, assieme a quella di affrontare in modo rigoroso e approfondito le questioni teoriche e pratiche fondamentali del nostro tempo.

“Marxismo Oggi”, fondata nel 1987 assieme all’Associazione culturale marxista, ha lavorato per 25 anni in tal senso, sotto la direzione di Guido Oldrini, avendo nel suo Comitato di direzione studiosi quali Domenico Losurdo, Luigi Pestalozza, Alberto Burgio, Mario Vegetti. Il Comitato scientifico ha visto inoltre la presenza di Gian Mario Bravo, Gian Mario Cazzaniga, Ugo Dotti, Roberto Fineschi, Andrea Fumagalli, Nicolas Tertulian, István Mészáros e molti altri. Il suo ultimo Comitato di redazione, coordinato da Nunzia Augeri, comprendeva Marco Albeltaro, Stefano G. Azzarà, Gianni Fresu, Alexander Höbel; direttore Guido Oldrini.

Dal 2012 la rivista ha cessato le pubblicazioni, aprendo un ulteriore vuoto nel dibattito teorico del nostro paese, che attualmente appare arretrato rispetto ad altre realtà europee ed extraeuropee, dove invece la discussione in ambito marxista prosegue attraverso riviste e siti internet autorevoli.

Naturalmente anche in Italia esistono numerosi siti e periodici di taglio marxista, alcuni anche di grande pregio e di consolidata tradizione, dalle riviste cartacee “Critica Marxista” e “Proteo” a quelle online “La Città futura”, Gramsci Oggi”, “Gramsci”, fino ai siti http://marxdialecticalstudies.blogspot.itwww.contraddizione.itwww.marx21.it ecc. Recentemente a tali testate si è aggiunta “Materialismo storico” (http://ojs.uniurb.it/index.php/materialismostorico), rivista online di filosofia, storia e scienze umane dell’Università di Urbino diretta da Stefano G. Azzarà, che si pone tra l’altro l’importante obiettivo di reimmettere il marxismo nel dibattito scientifico e nei circuiti accademici italiani.

Il “taglio” e gli obiettivi del nostro esperimento sono in parte diversi. La nostra ambizione è innanzitutto quella di non disperdere il percorso e il patrimonio di elaborazione accumulatosi in 25 anni di “Marxismo Oggi”, e a tal fine una sezione importante del sito che stiamo costruendo sarà costituita proprio dall’archivio storico della rivista, con indici e testi scaricabili. In secondo luogo è quella di aprire una fase nuova di quella esperienza, non solo per la forma scelta (un sito internet, una Newsletter, e in prospettiva una rivista o Annali monografici scaricabili in pdf), ma anche per alcune caratteristiche sostanziali.

Vorremmo cioè contribuire a un lavoro che riguardi in primo luogo le categorie del marxismo applicate alla realtà attuale; un lavoro di tipo teorico, distinto dalle contingenze dell’agire politico, conservando quel carattere multidisciplinare e interdisciplinare già proprio della rivista, valorizzando specifiche competenze e tentando di fornire contributi conoscitivi e di analisi nei campi più diversi. In tal senso, vorremmo recuperare anche la lezione di un’altra rivista scomparsa, che pure è stata preziosa negli anni scorsi (“Giano. Pace ambiente problemi globali”, fondata e diretta da Luigi Cortesi, del quale intanto rilanciamo il saggio La cultura storica e la sfida dei rischi globali), che proprio della interdisciplinarietà aveva fatto uno dei suoi caratteri fondamentali.

Schematicamente, i campi fondamentali sui quali vorremmo lavorare sono i seguenti:

  1. Filosofia, pensiero politico e questioni teoriche(fecondità del pensiero critico; dal contributo di Marx ed Engels al dibattito marxista attuale);
  2. Storia(concezione marxista e approccio materialistico; conflitti di classe, capitale, subalterni e movimento operaio nello sviluppo storico; imperialismo e forze progressive nei secoli XIX-XX; esperienze di transizione al socialismo nel XX secolo);
  3. Democrazia, Stato e diritto(ruolo dello Stato, crisi della democrazia, ricadute istituzionali della fase attuale dello sviluppo capitalistico, avanzata e forme del populismo);
  4. Analisi del mutamento sociale e trasformazioni del capitalismo, con particolare riguardo alle società a capitalismo avanzato (nuova analisi delle classi e trasformazioni del lavoro, nuove forme dello sfruttamento, finanziarizzazione e nuove oligarchie, “capitalismo informazionale”, ruolo dei media);
  5. Economia e critica dell’economia politica(per un’analisi della crisi sistemica in corso, per una moderna critica dell’economia politica e l’elaborazione di proposte e progetti alternativi);
  6. Quadro internazionale e problemi globali(dinamiche dell’imperialismo, geopolitica, migrazioni, pace/guerra, risorse energetiche, territorio, agricoltura, ambiente e clima);
  7. Scienza, tecnologia e ricerca scientifica(uso capitalistico della scienza, rivoluzione tecnologica, possibili usi alternativi del progresso tecnico-scientifico);
  8. Partito, sindacato, movimenti: ripensamento strategico e forme organizzative del movimento operaio; movimento delle donne e contraddizione di genere; nuove forme dell’agire politico;
  9. Il tema della transizione: pensabilità e attualità del socialismo nel contesto mondiale attuale; esperienze di transizione nel XXI secolo.

Accanto a tali filoni di ricerca, restano essenziali gli altri campi del sapere umano in cui i marxisti hanno la loro parola da dire, dalla pedagogia alla psicologia, dall’antropologia alla letteratura e alla critica letteraria, dalla geografia urbana alla statistica, dall’estetica alla musicologia.

“Marxismo Oggi” come sito internetAbbiamo perciò costruito un sito internet, le cui sezioni principali sono le seguenti:b) Lessico marxista: un contributo per “rimettere in circolazione” le categorie fondamentali del marxismo nella loro elaborazione originaria e nella loro attualizzazione, ossia con un loro riferimento specifico al mondo di oggi: un lavoro seguito dai coordinatori della redazione con l’ausilio di Fabio Frosini. I lettori potranno trovare le prime voci di questo lemmario in costruzione: Bonapartismo, a cura di Michele Prospero, Esercito industriale di riserva di Manfredi Alberti e Ideologia di Salvatore Tinè.d) Nel laboratorio di Marx. Ultime dalla Mega2: la sezione curata da Roberto Fineschi, che già seguiva la questione per la rivista cartacea, nella quale si darà conto del lavoro in corso sul corpus degli scritti di Marx ed Engels e il lavoro delle nuove edizioni critiche.f) Agenda: in questa sezione saranno segnalati e/o commentati iniziative, conferenze, seminari, convegni di carattere marxista. Sono per ora presenti alcuni materiali del convegno “I ritorni di Marx” promosso da “Critica Marxista” e dalla Fondazione Luigi Longo.In questo quadro – contribuendo alla ricostruzione di un lessico marxista del XXI secolo (attorno al quale poter costruire iniziative, presentazioni, seminari e convegni) – ci auguriamo che “Marxismo Oggi” possa conservare la sua natura di testata dedita al lavoro teorico, fornendo al tempo stesso un contributo utile anche sul piano politico. In chiusura, un ringraziamento agli studiosi e alle studiose che hanno portato avanti l’esperienza di “Marxismo Oggi” negli anni scorsi, e in particolare a Guido Oldrini, che ne è stato a lungo direttore, e a Nunzia Augeri, insostituibile e decisiva anche nella fase di transizione che ci ha portato alla nascita di questo sito.Abbiamo in programma, infine, di aggiungere al sito, inteso come contenitore miscellaneo, anche una vera e propria rivista on line, di carattere tendenzialmente monografico, per cercare di portare il nostro contributo su alcuni temi specifici di particolare interesse.

Recensioni e note critiche: si tratterà di monitorare il dibattito marxista in corso, intervenendo sui volumi di recente pubblicazione di maggiore interesse. Segnalo in particolare la lunga nota critica di Elena Fabrizio all’ultimo libro di Domenico Losurdo Il marxismo occidentale, la recensione di Natalia Gaboardi al volume di Chantal Mouffe Thinking the World politically, quella di Alessandro Volpi al libro di Piotr Zygulski su Gianfranco La Grassa, e infine l’efficace nota al convegno C17 di Viviana Fabbri che abbiamo ripreso da http://www.contrlacrisi.org.

Saggi e contributi: contributi di marxisti italiani e stranieri sui principali nodi teorico-politici della realtà attuale, già editi o scritti apposta per il sito. Segnalo tra questi vari saggi scritti per il nostro sito, da quello di Alessandra Ciattini sul pensiero antropologico postmoderno a quello di Vito Bongiorno sull’antropologia marxista, ma anche contributi di studiosi come Domenico Losurdo su White Supremacy e controrivoluzione, Donatello Santarone su Marxismo e intercultura, Antonio Caros Mazzeo su Possibilidades lenineanas para uma Paidéia Comunista, Paola Pavese sui Pionieri del futuro, Francesco Polcaro sul rapporto uomo-natura in Lenin, Andrea Vento sull’America Latina, e infine i contributi su Gramsci di Salvatore Tinè (Internazionalismo e questione nazionale nel pensiero di Gramsci) ed Emiliano Alessandroni (Scetticismo, volontarismo o dialettica?), non inediti ma che abbiamo ritenuto importante rilanciare, oltre a importanti scritti di marxisti purtroppo scomparsi come Salvatore d’Albergo (Stato e democrazia nelle contraddizioni della sinistra. Le incompatibilità tra la Costituzione italiana e il modello “liberale” di Bonn), Stefano Garroni (di cui pubblichiamo il saggio inedito La crisi marxista del Novecento. Un’ipotesi di interpretazione), Alessandro Mazzone (Classe lavoratrici, sindacato, storia del movimento operaio) e André Tosel (Il patrimonio scientifico-tecnologico tra lunga durata e attuale emergenza).

Archivio 2000-2012: qui abbiamo pubblicato gli Indici di “Marxismo Oggi” come rivista cartacea dal 2000 al 2012, e gradualmente caricheremo anche la gran parte dei testi. Per ora, sono scaricabili alcuni saggi (tra i quali, interessanti contributi di studiosi cinesi) dei numeri 1 e 2 del 2001.

Fino a ieri “Marxismo Oggi” è stata una rivista cartacea di tipo classico. Oggi non sussistono le condizioni per proseguire su tale strada. Il tentativo che proponiamo è quindi quello di un sito internet, con la prospettiva di una rivista online che alterni numeri miscellanei e monografici. L’obiettivo è dunque quello di portare qualche piccolo contribuito su alcune delle questioni centrali che oggi si trovano di fronte tutti coloro i quali sono interessati a trasformare lo stato di cose presente. Categorie come capitalismo, classi, crisi, comunismo, democrazia, emancipazione, Europa, lavoro, liberismo, multinazionali, natura, partito, patriarcato, produzione, rappresentanza, rivoluzione, sindacato, socialismo, Stato, transizione, ecc. hanno bisogno di essere ridefinite e dotate di un nuovo senso, da un punto di vista marxista, alla luce delle trasformazioni più recenti.

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IL PCI PER IL PROPORZIONALE PURO

Care compagne e cari compagni,

la manifestazione del 17 giugno della Cgil sui voucher sta acquistando, giorno dopo giorno, la valenza di una manifestazione contro il governo e il vergognoso patteggiamento di Pd, Forza Italia e M5S sulla legge elettorale. Una legge che non ha nulla a che vedere con il pronunciamento popolare del 4 dicembre. Lo sbarramento al 5%, i capilista bloccati, il probabile premio di maggioranza che richiede il M5S, ecc., vanificano il voto popolare e la rappresentanza. E’ inoltre una legge che prepara un futuro governo Renzi/Berlusconi.

La vicenda dei voucher ne è l’emblema. Le richieste delle parti padronali per poterne usufruire sono state continue e pressanti e il governo Gentiloni/Renzi, appoggiato da FI, Lega e l’intero schieramento di centro e di destra, si è schierato con quella parte: la parte che per fare profitti vuole lo sfruttamento dei lavoratori.

 

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IL 5X1000 DONALO ALL’ASSOCIAZIONE ONLUS OCCUPIAMOCI DI… .

UN BALUARDO IN DIFESA DEL SOCIALE

 

…. è possibile destinare il 5×1000 a vantaggio del Pci indirizzando il contributo all’Associazione “Occupiamoci” con questo codice fiscale

97331900585

IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO non ha contributi di alcun tipo tranne quelli che vengono dal tesseramento. Questo rende difficile, a volte addirittura impossibile, investire sull’attività politica. E invece di attività in cantiere ce n’è molta, ma rischia di non essere sufficientemente valutata proprio per l’impossibilità di farla conoscere con manifesti, volantini, iniziative pubbliche, ecc.

Per questo chiediamo di indirizzare il 5X1000 per la ricostruzione del Partito Comunista Italiano per dare basi più solide alla grande scommessa che mesi fa, a Bologna, con una straordinaria Costituente, abbia messo in campo.

Occupiamoci di

97331900585

 

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IL PCI E LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2017

di Segreteria Nazionale PCI

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Nella prossima primavera circa 1.000 Comuni Italiani saranno chiamati a rinnovare sindaci, consigli comunali e circoscrizionali.

E’ un appuntamento elettorale molto importante che interessa complessivamente una popolazione di oltre 10 milioni di abitanti.

Tra gli altri, sono interessati al turno elettorale una Regione (Sicilia) e 25 Città Metropolitane e/o Capoluoghi di Provincia (Palermo, Genova, Verona, Padova, Taranto, Parma, Monza, Catanzaro, Piacenza, L’Aquila, Lecce, Frosinone, Rieti, Gorizia, La Spezia, Alessandria, Asti, Cuneo, Oristano, Trapani, Lucca, Pistoia, Belluno, Como, Lodi).

A questa importante scadenza elettorale amministrativa si giunge con i Comuni che sono ormai allo stremo, molti di essi addirittura a rischio bancarotta, a causa delle politiche governative che, particolarmente negli ultimi 10 anni, li hanno pesantemente colpiti e penalizzati, e con essi   Regioni e  Province.

Tra tagli e spending review, dal 2010 ad oggi, infatti, le Regioni e gli Enti Locali hanno subìto una riduzione dei trasferimenti dallo Stato centrale pari a circa 30 miliardi di euro.

Una cifra imponente che, in buona parte, presidenti di Regione e Province, sindaci, hanno controbilanciato aumentando le tasse locali, tagliando i servizi e/o aumentando il loro costo.

La politica nazionale, di fatto, ha congegnato un “delitto perfetto”.

Con i tagli alla spesa, lo Stato centrale è in parte rientrato nei limiti imposti dal patto di stabilità europeo, scaricando il problema sugli amministratori locali che hanno agito tali leve.

La minor spesa pubblica a livello centrale è stata pagata in gran parte dai cittadini e dalle attività produttive, che hanno subito un fortissimo aumento delle tasse locali per tutti i servizi pubblici, dall’acqua ai rifiuti, dagli asili nido alle mense scolastiche, etc.

A partire dal 2010, anno in cui il governo Berlusconi ha approvato il Decreto Legge n. 78 che ha dato avvio alla stagione del rigore e dell’austerità dei conti pubblici, i Comuni hanno subito un taglio di oltre 10 miliardi di euro.

Il quadro che emerge dopo 10 anni di tagli ai Comuni è fortemente allarmante.

In riferimento alla specifica situazione finanziaria dei Comuni, il fondo di solidarietà del Ministero dell’Interno fornisce chiaramente, Comune per Comune, il quadro di questa situazione disastrosa.

Siamo addirittura arrivati all’assurdo per cui non ci sono solo pesantissimi tagli, ma circa 800 Comuni italiani hanno un fondo di solidarietà addirittura negativo, cioè si sono visti azzerare il fondo e sono debitori netti dello Stato, mentre anche a livello dei Comuni emerge una “questione meridionale” (su 84 Comuni in crisi finanziaria, infatti, ben oltre la metà, il 60,7%, si concentra in due Regioni del sud, Calabria e Campania).

In questo contesto sociale, economico e finanziario la tornata elettorale rappresenta quindi l’occasione per porre al centro il tema di un profondo e radicale cambiamento delle politiche nazionali nei confronti dei Comuni e degli Enti Locali, rompendo con l’austerità, il rigore, il centralismo ed i tagli per un riscatto delle Autonomie Locali, ma anche nei confronti delle politiche di quest’ultime, per affermare scelte coerenti con gli obiettivi del nostro Partito.

Conseguentemente, nella prossima campagna elettorale amministrativa, il PCI non farà alleanze   con il PD, tra i responsabili, gli artefici delle scelte politiche che hanno colpito le Autonomie Locali ed affossato i Comuni italiani, peggiorando le condizioni dei cittadini.

La nostra scelta è il frutto di una maturazione profonda, sancita dalla Costituente di Bologna del giugno 2016 e dalle successive decisioni del Comitato Centrale del partito.

Il PCI lavorerà quindi in tutte le realtà che vanno al voto con il massimo impegno per la costruzione di liste comuniste aperte, per la realizzazione di alleanze di sinistra alternative al PD.

Presenteremo la nostra proposta ai comunisti ed alle comuniste, a tutte le forze della sinistra che condividono questo progetto politico e programmatico, con l’auspicio che questo primo importante appuntamento elettorale, che vede la presenza del rinato PCI, possa costituire l’occasione per muovere passi avanti significativi nella direzione dell’unità dei comunisti e dell’unità della sinistra, di un cambiamento possibile oltre che necessario.

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Nel 2017 torna a lottare per i tuoi diritti! #Iscriviti al #PCI, per un #PCIperilXXIsecolo

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Nel 2016 in pochi mesi dalla fondazione del PCI, a fine giugno scorso, abbiamo avuto quasi 9mila adesioni Partito e molte ancora sono le richieste di iscrizione che giungono al sito del PCI!

Ringraziamo le Compagne ed i Compagni che ci hanno, così, indicato che il percorso di ricostruzione del PCI e di ricomposizione della diaspora comunista,  che abbiamo avviato in questo anno è quello giusto e che era atteso da molti Compagne e Compagni.

Vi presentiamo, quindi, la TESSERA #PCI per il 2017, anno per il quale abbiamo l’ambizione di arrivare almeno a 15mila iscritti.

Continuate a contattarci, aderite al #PCI! Per un PCI per il XXI secolo!

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LIVORNO 21 GENNAIO 2017

IL PCI

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SOLIDARIETÀ AL POPOLO RUSSO.

La federazione varesina del PCI fa proprio il messaggio di cordoglio inviato dal PCI nazionale all’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia.

di Ufficio Stampa

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Signor Ambasciatore,

giungano attraverso Lei alla Federazione Russa e al popolo russo le condoglianze del Partito Comunista Italiano e della Federazione Giovanile Comunista Italiana in seguito al tragico attentato di Ankara che ha causato la morte dell’Ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov. Siamo vicini alla Russia, consapevoli del suo contributo importante nel contesto internazionale attuale, specialmente nello scenario della Siria.
Con la presente, Le inviamo i sensi della nostra più alta considerazione.
Dipartimento Esteri Partito Comunista Italiano
Federazione Giovanile Comunista Italiana

 

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VARESE IL PCI IN PIAZZA PER IL NO

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lettera-convocazione

 

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ELETTO IL SEGRETARIO PROVINCIALE E LA SEGRETERIA, IL PCI C’E’ ED E’ ORGANIZZATO E PRESENTE SUL TERRITORIO

cosimo

 

Segretario Provinciale,  Cosimo Cerardi

Segreteria,    Osvaldo Bossi
                        Giuseppe Maffioli
                        Giuseppe Pitarresi
                        Pasquale Cutrì
                        Luca Zambonin
                        Michelangelo Condarcuri
                        Per la Fgci  Andrea Santori

Responsabili dei territoriali di Sezione:

Varese, Giuseppe Pitarresi

Gallarate, Giuseppe  Maffioli

Busto Arsizio, Cosimo Cerardi

Cassano MagnanoCarmine Esposito

Alto Verbano, Luca Zambonin

Relazione alla  Conferenza  di organizzazione del Partito Comunista Italiano della Federazione di Varese.

Oggi 26  settembre 2016, siamo chiamati a completare con la  nostra conferenza di Organizzazione il percorso che abbiamo aperto con l’iniziativa del 21 novembre del 2015, con l’istituzione dell’Associazione per la ricostruzione del Partito Comunista Italiano.
Questa sera, la chiusura  di quel percorso è l’inizio  dell’operare  non più del Partito Comunista d’Italia dei semplici iscritti all’Associazione per la ricostruzione del partito comunista o a Rifondazione, ma tutti iscritti al Partito Comunista Italiano.
Non starò qui a farla lunga, non  ho bisogno  di convincere alcuno  dei qui presenti, so bene che in voi tutti compagni c’è la consapevolezza  della scelta  che  abbiamo già fatto e che  qui siamo chiamati a concludere con la nomina dei membri dell’organismo provinciale e con quella dei responsabili territoriali, di sezione, mantenendo in  ogni caso e comunque un ottica  di estrema flessibilità  rispetto  agli organismi dirigenti.
Riteniamo, infatti, che il nostro percorso, dal punto  di vista  organizzativo debba essere  pronto ad includere nuovi iscritti e nuove forse che  via via   si dovessero  presentare  sul territorio.
Orbene, siamo chiamati, come  ho già detto a concludere un itinerario, un percorso non privo  di problemi, sia a livello nazionale, che locale  (nella provincia di Varese per esempio dovevamo rispondere ad un impegno elettorale amministrativo nelle tre grandi città della provincia varesina: Varese, Gallarate e Busto Arsizio), ma nonostante le tante difficoltà noi abbiamo visto l’entrata in scena di  non pochi compagni, di compagni che venivano da Rifondazione, o di compagni che dopo la fine del Grande PCI avevano scelto l’anonimato politico.
Si  è consapevoli  compagni, e ciò è assolutamente chiaro al formato gruppo dirigente licenziato dal Congresso  Nazionale, celebrato nel  giugno di  quest’anno, che  il percorso richiederà tempo,pazienza e tutta la nostra intelligenza, ma adesso più che mai tutto il nostro partito è convinto  che  con quest’atto di soggettività politica non solo  si risponde alle esigenze reali, ma anche  a quelli  che sono  gli attacchi ai diritti dei lavoratori, al welfare, alla scuola pubblica,alla sanità pubblica, ai servizi in generale, per non parlare del devastante attacco ai presupposti fondamentali della nostra Carta Costituzionale Repubblicana nata dalla Resistenza, attacchi responsabili, con un solo colpo di ridefinire l’impianto istituzionale: l’eliminazione del Senato  così come era stato definito in passato, con il suo declassamento in termini legislativi, con la elezione dei senatori non più direttamente dagli  elettori, dai cittadini, ma dai grandi elettori presenti in consiglio regionale. Senza, allo stato attuale delle cose, all’interna della cosiddetta riforma  costituzionale  Renzi sia stato definito  lo  stesso  meccanismo, il criterio, elettorale per la elezione da parte del consiglieri regionali dei senatori consiglieri  o dei senatori  sindaci.
Ma di tutto ciò aggiungerò in seguito altri elementi  di ragionamento.
Di fronte a questi attacchi ai lavoratori, all’assetto costituzionale  del paese, un attacco che  non è pi perpetrato dall’impresentabile Piduista Berlusconi, ma dal nuovo rottamatore di turno, dal Pidino Renzi, diciamo dal ragazzotto (nel suo recente passato era soprannominato bomba dai suoi compagni-amici scout), dal ragazzotto che  con la sua faccia  pulita, ma  non più di tanto, passo dopo passo, e questo ce lo dobbiamo dire, sta mettendo in essere quanto in sostanza era stato scritto nel “Piano di rinascita democratica” di Licio Gelli, dal Gran Maestro della Loggia P2, dove  si parlava, guarda caso, di “riduzione del ruolo del Senato, rafforzamento del potere esecutivo rispetto a quello legislativo”, per poi poter traghettare  il tutto  all’interno  di una Repubblica ,non più parlamentare, ma in una repubblica  presidenziale, con il premier, il capo del governo, nominato dal presidente  della repubblica, cosa  che  abbiamo  recentemente sperimentato con l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (vedi la nomina da parte di quest’ultimo del governo  Monti, Letta ed infine il governo a guida Renzi).
Non possiamo, compagne e compagni più permetterci di assistere  a questo scempio a cui è stata sottoposta, da decenni, la sinistra!
Non possiamo più sottostare al malefico connubio fatto di sconfitte del mondo del lavoro e di mancata capacità dei comunisti, della sinistra!
Abbiamo l’obbligo  di riprendere lo scenario politico del paese a fronte di una società ormai resa più povera e più arretrata culturalmente !
E ciò nel vivo di una crisi sistemica del capitalismo mondiale, “crisi sistemica” che in qualsiasi modo si cerca di anestetizzare.
Non è più accettabile una sinistra che ondeggia tra estremismo radical e moderatismo subalterno, lontana dalle questione di classe. Non possiamo indugiare oltre!
Le divisioni tra i comunisti, storicamente parlando, da quanto abbiamo anche direttamente sperimentato, hanno in passato, ma anche adesso , rappresentato un elemento di grande debolezza per i lavoratoti, per il popolo della sinistra, popolo che i comunisti intendono rappresentare.
Infatti, proprio  nel vivo di questa crisi   di sistema  che  non  basti più  essere genericamente antiliberisti, anticapitalisti.
Credo, infatti,  che sia necessario, cosa complicata, ma  a mio modo di vedere indispensabile porsi  il problema  della ricostruzione della coscienza  di classe, coscienza  che  non nasce spontaneamente  ma  che presuppone la presenza operante di una teoria rivoluzionaria.
Con la proposta del Partito Comunista Italiano, noi comunisti, pensiamo alle sopracitate contraddizioni, pensiamo ad un  forza politica che si dotata di una strutturazione teorica che sia in grado fare i conti con il mondo d’oggi, con le attuali variegate contraddizioni, e ciò, non per addivenire ad una mera analisi teorica, ma ad una prassi quotidiana per il presente e ciò nel verso di un partito che dovrà porsi quale soggetto non settario, ma un soggetto che deve essere in grado di portare a sintesi le lotte tenendo presente il terreno generale, di classe, e non il “ particolare”.

Siamo consapevoli  di non essere  in grado da soli di  svolgere un ruolo incisivo nel conflitto sociale, per questo attorno ai comunisti devono essere riunificate le forze politiche, sociali, associative  della sinistra di movimento, forze all’interno delle quali a noi tocca agire  come elemento  coerente e dinamico.

Nati qualche mese fa, adesso, a noi il compito di costituire un organismo politico comunista organizzato e strutturato e autonomo, che  deve saper convincere migliaia di lavoratori, di giovani e meno giovani che vivono in una condizione di marginalità sociale con frustrata rassegnazione, convinti che il capitalismo sia l’unico  sistema possibile.
Per questo altro nostro compito è quello, a fronte di quella, nel nostro documento congressuale l’abbiamo definita una “ grave mutazione genetica”, mutazione che ampiamente si è andata ad incunearsi all’interno dei gruppi dirigenti del vecchio PCI, dobbiamo dare luogo ad una diffusa operazione culturale volta a creare un nuovo personale politico adeguato moralmente e culturalmente all’attuale scontro  di classe  che è in corso nel nostro paese, in Europa e  a livello mondiale.
Si può, in quest’ambito di analisi, incappare in schematismi, ma credo  che sia indispensabile, in questa grave  congiuntura politica, caratterizzata da una  palese involuzione istituzionale e morale , con partiti politici sempre più meno fucine di idealità e sempre più  “comitato elettorale del potente di turno”, dove la fa da padrona una politica ridotta a personalizzazione , personalizzazione che il più delle volte e alimentata ad arte, ridotta a spettacolo mediatico, con relativa esposizione delle scelte da parte dei militanti a vantaggio di ristrette cerchie tecnocratiche, e dove ogni presa di posizione politica da parte dell’attuale  personale politico nazionale, non nel nostro partito, è volta esclusivamente a produrre un consenso  temporaneo, consenso da spendere nella scena politica- mediatica , senso un pensiero politico di lungo respiro, senza un pensiero che alla fine  non riproduca i desiderata   ideologici del nostro avversario di classe, del capitalismo.
Dobbiamo, a questo punto, invertire questa tendenza atta a dilapidare quadri militanti, anche a sinistra,infatti abbiamo perso dalla seconda metà degli anni novanta quasi mezzo milione di iscritti e almeno 3 milioni e 200 mila voti, si è dilapidata una forza comunista che viaggiava verso il 10%, con tutta una serie di concatenamenti.
E questo anche a fronte di una delusione provocata ad una partecipazione al governo del paese, partecipazione che  non ha prodotto risultati sostanziali rispetto ai nostri soggetti di riferimento, al blocco sociale che in quel momento eravamo in grado di rappresentare  politicamente.
Il risultato è stata una delusione generalizzata e al contempo la spinta nei gruppi dirigenti comunisti verso forme di carrierismo politico, con la produzione di ceti politici separati dalla genuina militanza  di base e ciò ha seminato sfiducia della militanza  di base  fino ad intaccare la stessa gestione interna delle organizzazioni comuniste, in termini di trasparenza, costume politico  e moralità .
Ma lasciatemi dire ancora qualcosa sulla crisi, su una crisi che  abbiamo con Marx definito sistemica, una crisi finanziaria senza precedenti che  ha provocato una corsa all’indebitamento delle imprese e dei lavoratori con un grave rischio che tale economia  da “casinò” crolli  con tutta quella montagna  di contraddizioni  che  si porta  appresso.
Il saggio  del profitto non solo ormai da tempo si tiene bene in Cina, Russia e in India, non tanto in Brasile, in Germania va bene, ma per il resto dell’economia mondiale, Europa compreso è un problema.
Si sono impennate le disuguaglianze economiche e sociali e il mondo del lavoro è posto ad un  attacco continuo .
L’avversario  di classe, il capitale e i suoi rappresentanti, pensa bene  di rispondere alla crisi con una drastica riduzione in termini salariali, welfare (stato sociale).
Questa crisi in buona sostanza è figlia  di meccanismo perverso che si amplifica muovendosi tra caduta del saggio del profitto,  finanza drogata  (vedi la questione dei derivati) e mercati inceppati da politiche economiche fondamentalmente monetariste; ciò chiama noi comunisti a delle precise responsabilità, ad un nostro compito, compito che  è già stato scritto nella storia del XX secolo e che ancora oggi, visto le profonde ingiustizie, visto il fallimento dello stesso postmoderno capitalistico, siamo oggi chiamati a dare risposte che sono tutte iscrivibili ancora una volta in una prospettiva socialista.

Compagni la storia  del movimento comunista  non è finita nel 1989, ed oggi anche qui a Varese siamo chiamati a riscriverla, anche  con quest’ultimo passaggio dato dalla conferenza  di organizzazione .

Il nuovo Partito Comunista Italiano della provincia  di Varese in conseguenza  del percorso a cui precedentemente s’è dato luogo ha pensato così di proporre i componenti  del gruppo Dirigente Provinciale:

Segretario Provinciale,  Cosimo Cerardi

Segreteria,    Osvaldo Bossi
                        Giuseppe Maffioli
                        Giuseppe Pitarresi
                        Pasquale Cutrì
                        Luca Zambonin
                        Michelangelo Condarcuri
                        Per la Fgci  Andrea Santori

 

Responsabili dei territoriali di Sezione:

Varese, Giuseppe Pitarresi

Gallarate, Giuseppe  Maffioli

Busto Arsizio, Cosimo Cerardi

Cassano MagnanoCarmine Esposito

Alto Verbano, Luca Zambonin

Inoltre,  l’assemblea ha decretato  che , in caso  del sopraggiungere  di nuove militanze questo potranno, con flessibilità essere inserite, previa decisione degli organismi dirigenti, nel gruppo dirigente neo nominato.

 

Cerardi Cosimo

Segretario Provinciale del Partito Comunista  Italiano – Varese.

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Ordine del Giorno approvato dal CC del PCdI

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Il Comitato Centrale del Partito Comunista d’Italia, riunitosi in data odierna a Roma, esprime la propria soddisfazione e condivisione in merito al dispositivo approvato all’unanimità,  nella giornata di ieri, dal Coordinamento Nazionale dell’Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista.

Sulla base di tali contenuti  si sono determinate le condizioni per ricostruire nel nostro Paese un partito comunista capace di fare tesoro, attualizzandola, della parte migliore della storia del movimento comunista italiano ed internazionale, di rispondere alla crisi strutturale del capitalismo prospettando una alternativa di sistema e,  contemporaneamente,  organizzare il proprio blocco sociale di riferimento al fine di rispondere alle sue aspettative.

Il Comitato Centrale del Partito Comunista d’Italia si sente pertanto impegnato a far sì che il processo costituente sia il più aperto ed inclusivo possibile nei confronti di tutti coloro che si riconoscono negli obbiettivi posti alla base dello stesso.

Il Comitato Centrale del Partito Comunista d’Italia si adopererà con forte determinazione affinché l’insieme delle iniziative decise dal Coordinamento, finalizzate a governare la fase transitoria rappresentando una precisa caratterizzazione ideale ed ideologica strettamente connessa ad una precisa dimensione programmatica,  si affermino al meglio.

Roma, 3 Aprile 2016

(approvato all’unanimità)

 

Dispositivo approvato dal Coordinamento dell’ Associazione “Ricostruire PC”

Il Coordinamento Nazionale dell’Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista,  riunitosi in data odierna,  ha proceduto alla costituzione del proprio esecutivo, avente compiti puramente organizzativi attinenti alla gestione dello stesso, composto dai compagni Luca Battisti, Luca Rovai, Walter Tucci.

Le Commissioni a suo tempo definite (anche articolate per gruppi tematici) debbono approntare i relativi documenti (politico e statuto/regolamento) entro e non oltre il 6 Maggio 2016.

Gli stessi saranno assunti dal Coordinamento nella riunione all’uopo convocata  nella giornata di domenica 8 maggio 2016 e successivamente sottoposti alla valutazione delle Assemblee Congressuali Costituenti di base e territoriali (provinciali) ove definite.

Ciò entro il termine massimo del  22 maggio 2016.

In data 29 maggio 2016 si terranno le Assemblee Congressuali Costituenti Regionali.

In tale contesto si procederà alla valutazione ed eventuale approvazione degli emendamenti al documento politico (che dovranno essere presentati solo per singoli punti non modificativi dell’impostazione generale dello stesso) scaturiti dalle assemblee di base e/o territoriali svoltesi.

Gli emendamenti approvati saranno inviati all’istanza superiore.

In tale ambito  regionale si procederà anche alla elezione delle delegate e dei delegati, rappresentative/i  dell’insieme delle realtà che hanno dato vita al processo costituente, componenti la platea  dell’Assemblea Congressuale Costituente Nazionale.

Alle assemblee di base e/o territoriali, nonché a quelle regionali, sarà presente almeno un rappresentante del Coordinamento Nazionale dell’Associazione.

Il numero dei componenti la suddetta platea  è fissato in 500.

Qualora sia necessario si procederà al riequilibrio dell’articolazione della stessa a carico delle realtà che esprimono un maggior numero di delegate/delegati.

L’Assemblea Congressuale Costituente Nazionale è fissata nel primo fine settimana successivo ai ballottaggi elettorali  in luogo da definire.

Le decisioni inerenti i documenti politico e statuto/regole, nonché i gruppi dirigenti,  saranno assunte con maggioranza qualificata.

I gruppi dirigenti nazionali (Comitato Centrale , Segretario, Segreteria) saranno eletti a conclusione dell’Assemblea Congressuale Costituente Nazionale, mentre quelli regionali e territoriali saranno definiti, entro e non oltre un mese dalla stessa, attraverso uno specifico percorso (assemblea, conferenza, etc.) .

La fase di direzione transitoria del Partito  è garantita a livello provinciale e regionale attraverso coordinamenti all’uopo definiti.

 

Roma, 2 aprile 2016

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L’amara medicina del Partito di massa

 

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di Lamberto Lombardi

La finestra di dialogo, e di aria fresca, che si è aperta nell’intento di costruire nel 2016 un Partito ci sottopone senza posa una elevata casistica di criticità che, però, non sono generate al ‘nostro interno’, non riguardano noi nello specifico se non per il fatto che al nostro interno le trasferiamo da fuori e da prima.

Caso mai l’ambito di cui si sta parlando ha il merito di renderle tangibili e visibili, queste criticità, di far sì che si manifestino in quanto tali.

Chi come me bazzica da sempre queste che per decenni sono state morte gore ha dovuto da tempo  interrogarsi su una realtà culturale diffusa e apparentemente inscalfibile che porta, per esempio, il compagno Raccichini a dare per persa la partita di costruire un Partito di massa.

Che accade dunque?  Proviamo a scomodare la filosofia, la sua capacità di rappresentare un esistente non altrimenti evidente,  e sfidare le nostre capacità di apprendisti, capacità che in questo campo sicuramente non sono mai state eccelse.

Cominciamo con una domanda: cosa hanno in comune due genitori che aggrediscono l’insegnante che ha dato un’insufficienza al figlio, Ronald Reagan che dice la realtà siamo noi, un format televisivo che fa ascolti record mettendo in scena le intimità delle persone, la mistica intorno a Padre Pio e una sinistra frazionata in cento parti (e l’elenco potrebbe allungarsi pressoché all’infinito)?

La risposta e’ il pensiero postmoderno che si rappresenta in una corrente filosofica esclusivamente occidentale che oggi più correttamente definiremmo, però, ideologia postmoderna, intrigante e pervasiva dei più intimi ambiti personali come delle grandi opzioni.

Essa prese avvio negli anni settanta, nella sinistra, come moto antidogmatico che metteva in dubbio il valore, prima, e l’esistenza stessa, poi, delle verità assolute ed assolutamente definite.

L’esempio semplice e classico per descriverla è un quesito: che definizione dare dell’oggetto che abbiamo sul tavolo? E’ davvero un bicchiere? o magari non è un tronco di cono ? o piuttosto un oggetto in vetro? E così via dicendo, all’infinito, producendo definizioni che, in quanto non false, sarebbero egualmente vere tra di loro. Questa asserzione di un infinito numero di verità partiva dall’assunto che la normale definizione dell’oggetto in questione come ‘bicchiere’ fosse il portato di sovrastrutture culturali, sovrastrutture impositive che andavano messe in discussione a favore di una più allargata e rinnovata partecipazione al ‘vero’.

Ora, quali che fossero le intenzioni dei nostri eroi, e comunque ben al di là ed altrove delle stesse, i portati finali di questa rivoluzione furono assai di destra e dalla destra stessa recepiti e gestiti come si conviene a chi trova uno strumento finalmente adeguato.

Infatti, in grande, questa radicale messa in discussione degli assunti teorici, ideologici e storici giungeva in breve a nascondere il Novecento stesso con il suo portato di messaggi che quanto più imponenti erano tanto più erano da confutare. Questo, contestualmente ai noti fatti storici di fine secolo, è il terreno di coltura per la più tipica e propagandata delle teorie storiche ‘postmoderne’ cioè la fine della storia e la fine delle ideologie dell’americano Francis Fukuyama.

E non paia una forzatura considerare che il postmoderno prende le mosse dalla grande operazione di condanna della figura di Stalin, operazione trasversalmente riuscita, e, per quanto assolutamente approssimativa, gradita e utilizzata tanto a destra che a sinistra.

Per fare questo,  però, è stato necessario essere complici nel rimuovere la verità storica e particolarmente quella che lo vede, per esempio, immagine della sconfitta del nazismo per poi consegnarlo ad un giudizio liquidatorio, indiscusso perché praticamente mai seriamente indagato, che ottiene come ultimo risultato di mettere una pietra sopra la stessa Rivoluzione d’Ottobre e quindi su tutto il secolo.

Nel piccolo si giungeva alla frammentazione di qualsiasi assunto precedente per giungere a verità piccole piccole, a misura di individuo, verità tascabili. Dalla medicina all’alimentazione, dalla religione alla politica tutto diveniva ‘à la càrte’ in un processo inarrestabile di apparente democratizzazione  dei significati ma, in sostanza, di individualismo radicale. Individualismo che si andava rafforzando dissolvendo qualsiasi codice di riferimento: le verità erano divenute infinite affinché  ognuno avesse la sua personale e privata, indiscutibile da parte di qualsiasi entità statuale o collettiva.  Così, se non esistono verità superiori alla mia, cosa insegneranno mai i docenti a mio figlio? Che autorità avranno mai di giudicarlo ? E questo moto ‘antiautoritario’ porta al paradosso apparente dei genitori che aggrediscono gli insegnanti per un giudizio negativo dato al figlio. Con chiarezza questo non è più paradosso ma logica conseguenza, esattamente come queste generazioni di giovani che si affacciano alla società con la loro tradizionale carica eversiva ma non trovando gerarchie di valori, invece che imparare, si sentono investiti del ruolo di insegnanti. E cosa insegnano, in fondo, se non la giovinezza, valore minimale ed inservibile fuori da  un contesto sociale complesso in cui anche gli anziani abbiano un ruolo e una funzione?

Della Storia, in questa vertigine individualistica, resta ben poco, così come dei valori, delle culture e della stessa responsabilità individuale e si resta in balìa del presente e del soggettivo nella efficace e pornografica rappresentazione che ne danno i format televisivi dove vanno in scena pseudo drammi e microstorie ossessive nella loro ripetitività ma che danno l’agognata visibilità a costo di rinunciare per sempre all’intimità e alla vergogna e, direbbe Pasolini, all’identità..

Il primo illustre a perdere, a suo modo, la pazienza fu il mite Umberto Eco che intervenne per proporre almeno un accordo minimo: se non possiamo convenire insieme che questo sia un bicchiere diciamo almeno che non è una giraffa! Dicesi ‘realismo negativo’, non siamo d’accordo su ciò che è ma almeno lo saremo su ciò che sicuramente non è.

Perché il disastro di questo postmoderno è che neanche lo si può definire democratico dato che (fa giustamente notare Maurizio Ferraris)  in presenza di miliardi di verità tutte uguali una gerarchia si impone lo stesso ma non essendo quella degli argomenti è piuttosto quella della forza: tra le tante  definizioni di questo oggetto quella vera è la mia perché ho i mezzi per imporla. Si spiega così l’affermazione di un membro dello staff di Ronald Reagan: la realtà (la verità) con cui tutti devono fare i conti oggi è una sola e siamo noi, gli USA. Qui scompaiono le sfumature e i dubbi interpretativi, qui esiste una sola verità e che valga per tutti. Come dire, dall’antidogmatismo rivoluzionario si è arrivati dritti dritti al medioevo dell’autorità regale di derivazione divina o, se vogliamo, a rimettere in sella il padrone delle ferriere.

Ma, ahimè, i guai non finiscono qui perché un altro motivo per cui il pensiero postmoderno fa a pugni con la democrazia è che tra tante verità inattaccabili non può esserci dialettica, non c’è spazio per il confronto e ogni discussione si chiude sul nascere quando i contendenti se ne vanno per la loro strada o, peggio,  si affrontano con  le relative verità sul piano delle forza fisica. E’ questa, dopo la fine delle ideologie, anche la conseguente fine della politica intesa come confronto fecondo di differenti linee di pensiero. Restano solo la tecnica del potere e l’unitarismo inteso come assemblaggio di individui per fare numero e non certo per sostenere ipotesi comuni che non esistono.

Così la sinistra, nata assertiva e forte delle rivoluzioni, diventando ‘postmoderna’ assume il minimalismo del non dire più nulla per non essere dogmatica e perseguendo il pluralismo inteso come assunzione passiva del senso comune. Inutile stupirsi degli esiti.

Come non stupisce che aderendo essa collettivamente alla teoria della fine della storia, poco importa se coscientemente o meno, qui siano state egemoni per decenni quelle forze di ispirazione trozkista che in virtù del loro ergersi a vittime della storia stessa ne esigono e rappresentano gioiosamente la fine quale premessa di una rinascita millenaristica. Dal materialismo storico alla mistica.

Neppure sorprende che a rappresentarne l’egemonia si stata una forza come Rifondazione comunista che  in virtù di una ‘democrazia delle verità’  ha escluso per se stessa le necessità di manifestare un’unica linea politica per cercare di rappresentare piuttosto un sincretismo tra le varie ‘anime’ della sinistra arrivando a mettere sullo stesso piano tutto ciò che potesse avere la valenza di alternatività. E’ proprio la confusione fattuale tra sinistra di alternativa e sinistra di classe (la classe, vecchio dogma, naturalmente non esiste più) a fare di quel Partito, nella sua contraddittorietà, una delle più straordinarie esperienze postmoderne divenendo, naturalmente diciamo noi, veicolo per tanti interessi individuali (anche se di massa) tra i quali hanno prevalso, come altrove, quelli dei più forti.

Partito esemplare dunque Rifondazione, per le grandi speranze suscitate ma, malinconicamente, esitate solo nella memorabilità di qualche carriera individuale, nelle tante scissioni (se la mia verità è pari alla tua ma differente perché stare insieme ora che viene meno anche il carisma del caro leader?) e nell’egemonia dell’entrismo negativo (entrare senza condividere e per distruggere).

E anche da noi,  dove confusamente si è compreso l’inghippo e ci si appresta a fissare il punto di una identità politica forte, dove ci si appresta al Partito di massa e di classe, anche qui, tutti i nodi dei comportamenti inveterati negli anni, tutte le culture individualistiche percolate nelle pratiche collettive stanno arrivando al pettine. E anche coloro che pure di Partito hanno diffusamente scritto nel tempo si sottraggono al primo passaggi critico, altri sgomitano e altri, rifondativamente, tengono  già pronti i bagagli per un altro posto ed un’altra storia, microstoria naturalmente. E’ come l’albero di Bertoldo, lo devo scegliere ma, disdetta, non ce n’è mai uno che vada bene.

Perché amara è per tanti la medicina del partito, soprattutto se di massa e di classe: quando lo si evoca poi esso c’è per tutti e non solo per gli altri, e quando c’è allora bisogna rispettarne i tempi e la dialettica soprattutto se aspra. Il potente antidoto contro il tutto e subito impone la stretta strada dell’arricchimento collettivo tramite la valorizzazione di quello che è una seconda definizione di Partito Comunista e cioè spazio dialettico votato alla definizione di una linea comune tra lavoratori. Questo spazio esiste solo lo vuoi distribuendo ruoli dimenticati come quello dell’intellettuale organico, di colui che si dà una funzione di utilità solo dentro al Partito e  riconoscendo ai lavoratori consapevoli il ruolo fondante, ruolo su cui non prevaricare mai .

E la finestra si apre allora sulla storia, sulle Storie a coinvolgere le moltitudini spossessate di un passato e di un futuro.

Più difficile di così! Verrebbe da dire ‘astenersi perditempo’.

 

 

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I giovani scelgono il comunismo, a Roma rinasce la FGCI

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di Francesco della Croce, coordinamento nazionale provvisorio FGCI e segreteria romana del PCdI

Lo ufficializziamo con grande soddisfazione: a Roma rinasce l’organizzazione giovanile comunista, ritorna a piena attività la FGCI. L’ingresso nel nostro Partito di un gruppo di più di venti giovani, provenienti dal movimento studentesco di lotta contro la mercificazione del sapere e contro la scuola di classe, permette alla giovanile comunista di ritornare protagonista della vita politica romana. Il primo battesimo brillantemente celebrato è stato quello della bella manifestazione #BastaGuerre di sabato scorso nella Capitale, con uno spezzone comunista animato e trainato dall’entusiasmo dei giovani compagni.

Sarà proprio questo entusiasmo che ci darà più forza e più slancio, nella ricostruzione di una indispensabile e forte FGCI. Perchè la gioventù, come scrisse Lenin, è la fiamma più viva della rivoluzione.

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Le conclusioni del compagno Cosimo Cerardi, alla Assemblea per la costituzione della Associazione per la Ricostruzione del PC, a Varese il 21 novembre 2015

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Dalla discussione, sono apparse  alcune domande di senso, domande  che hanno chiesto perché ancora la nostra proposta, quello della ricostituzione-costituzione del Partito Comunista Italiano, ma soprattutto perché definirsi, nonostante tutto il definirsi ancora  comunisti?

La risposta non  può mancare,  se  non a partire  dal fatto  che  il modo  di produzione capitalistico a livello sta comportando una devastazione senza limiti nei confronti degli uomini e della natura. E la sua  versione  neoliberista  rappresenta un ulteriore incrudimento della sua opera di depauperamento dei lavoratori e dei cittadini e dell’ambiente.
L’irrazionalità di questo modo di produrre, la sua propensione al profitto, in nome del quale fa lavorare e sfruttare milioni di uomini, organizza la loro esistenza, non funziona, siamo alle porte di una nuova barbarie, e il comunismo rappresenta una soluzione a questa apocalittica devastazione, compreso una nuova guerra mondiale, noi  non possiamo mancare a questo appuntamento a cui la storia ci chiama. Siamo uno sparuto organismo, siamo una piccola luce, ne siamo consapevoli.
Sappiamo con che  cosa  ci stiamo misurando, sappiamo  che  il nostro avversario  di classe possiede  una  forza  straordinaria,  ci troviamo di fronte da una sua capacità egemonica onnipervasiva, una egemonia che manifesta un livello di colonizzazione delle coscienze mai sperimentato  prima, ma ciò nonostante noi siamo una “piccola  scintilla” di speranza, noi comunisti, possiamo, ancora una volta, dare risposte a tutte queste  contraddizioni, alla devastante apocalissi  in cui questo modo di produrre ci sta scaraventando, per questo ancora il comunismo come grande momento di liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo nei confronti della natura. Questo è quanto e spero di aver dato una risposta adeguata al dibattito a cui a cui abbiamo questa sera dato luogo. Grazie  a nome del Partito Comunista d’Italia della Provincia di Varese e un buon prosegui o  di serata.

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Pubblichiamo di seguito la sintesi dell’intervento del compagno Marco Pondrelli della segreteria provinciale PRC Bologna, alla Assemblea per la costituzione della Associazione per la Ricostruzione del PC, a Varese il 21 novembre 2015

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Perché comunisti? Perché ancora un Partito Comunista? Se leggiamo i giornali o guardiamo le televisioni ci accorgiamo di come i giornalisti, che negli anni scorsi esaltavano Berlusconi e che oggi idolatrano Renzi, ci ignorino o peggio irridano le nostre idee. Molti nostri ex compagni di strada insistono nel dirci che oggi il nostro obiettivo è irrealistico, concentriamo piuttosto , dicono loro, sulla costruzione della sinistra, una sinistra più moderata ma elettoralmente più efficace.

Vorrei provare, nel mio breve intervento, a spiegare perché una forza comunista è necessaria e quali sono le condizioni oggettive che rendono la strada per la ricostruzione del Partito Comunista praticabile.

Innanzitutto non scoraggiamoci! È vero che la situazione oggi è drammatica, ma non è la prima volta che i comunisti sono reduci da una sconfitta, pensiamo al 1938 o pensiamo al 1914 che segnò, dopo il tradimento delle socialdemocrazie europee, l’inizio della prima guerra mondiale.

Parto citando Warren Buffet uno degli uomini più ricchi del mondo, non certo un nostro simpatizzante. Il miliardario statunitense tempo fa ebbe a dichiarare che la lotta di classe esiste, ma, disse Buffet, è la nostra classe che la sta vincendo. Pensando a come negli ultimi 20 anni circa il 10% del PIL sia passato da salari ai profitti, difficile dargli torto!

Molti intellettuali ed economisti di sinistra hanno criticato, e criticano, duramente questo processo. Piketty ed il premio nobel Joseph Stiglitz, solo per citare i due autori più famosi, non solo hanno analizzato e smascherato questa stortura ma propongono anche importanti alternative, essi però si collocano ancora in un’ottica di compatibilità rispetto al sistema capitalistico, difesa delle compatibilità che, nel caso di Piketty, si estende anche alla difesa della moneta unica.

A fronte di questa situazione occorre riproporre un’idea alternativa di società che non si limiti alla correzione delle storture del capitalismo.

La lotta per i diritti del lavoro si legano in modo inequivocabile al tema internazionale e non si può in questo momento non ricollegare le nostre battaglie alla grave recrudescenza terroristica e guerrafondaia che il mondo sta vivendo in questo momento.

Sia chiaro il nemico degli Stati Uniti e dei loro accoliti non è diretto contro l’ISIS, non si spiegherebbe altrimenti perché tutti coloro che combattono il califfato sono nemici dell’occidente. Di chi sto parlando? Dei curdi, degli Hezbollah libanesi, del’Iran, della Russia e della Siria. Perché se veramente vogliamo combattere l’ISIS combattiamo chi sul terreno si scontra con esso? Proprio perché questo non è l’obiettivo occidentale.

Chi è il nemico dell’Occidente? Basta guardare dove è stata concentrata la crescita mondiale negli ultimi anni, il nemico degli Stati Uniti sono i BRICS ed in primis Cina e Russia. È un caso che questi 5 paesi abbiano tutti una rilevante, ed in alcuni casi egemonica, presenza comunista al loro interno?

Sono questi i motivi che ci portano a dire che oggi è non solo auspicabile ma indispensabile una presenza comunista in Italia. Un partito Comunista autonomo ma non settario, siamo diversi dalla cosiddetta sinistra radicale ma non siamo contrari a costruire percorsi comuni di lotta con essa, a partire da un fronte ampio per la difesa dei valori costituzionali.

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Pubblichiamo di seguito la sintesi dell’intervento introduttivo del compagno Cosimo Cerardi, segretario provinciale PCdI – Varese, alla Assemblea per la costituzione della Associazione per la Ricostruzione del PC, a Varese il 21 novembre 2015

varese 21 nov. 2015 - 5

In quest’ultimo periodo, dopo l’iniziativa del 12 luglio a Roma, il nostro appello ha fatto  molta strada: sono arrivate a noi  numerose  adesioni  decine sono state le assemblee  che  si  sono  tenute da Trieste fino a Palermo, e nelle  discussioni sono state unitarie le prese  di posizioni a favore di una costituente comunista.

La situazione, a mio  modo  di vedere, esige un’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti politici comunisti  variamente  dispersi, insomma un’assunzione di responsabilità che deve dare origine, a breve, alla ricostituzione di  un unica forza politica  comunista  nel nostro paese.

Infatti, di  fronte all’attuale  crisi strutturale del sistema capitalistico, alla  crisi economica  a partire da quella del 1929 (il noto giovedì nero del 1929 a New York, con il crollo borsistico di Waall street), una crisi, quella attuale che ha profonde ripercussioni sia a livello internazionale che nazionale e a fronte di esiti sempre neocentristi da nel nostro paese verso un modello americano, sia  in termini sociali che politici. Da ciò l’urgenza di una sinistra (comunista, anticapitalista) e in questa fase mai come prima antimperialista.
La necessità, a questo punto, della costituzione di un programma minimo condiviso, in grado di originare e costituire una rappresentanza politica e sociale, una rappresentanza a lungo tempo schiacciata dall’offensiva neoliberista.

L’impellenza di costituire un soggetto comunista autonomo in grado di ricomporre, come ho già detto, sulla base di un programma minimo e condiviso tutte le diverse componenti comuniste, componenti che attivandosi in questo processo unitario di dare rappresentanza politica al mondo del lavoro, alle classi subalterne demolite dall’offensiva di classe scatenata da oltre due decenni dal capitalismo nazionale e internazionale.

Ciò, a mio modo di vedere, è la conditio sine qua non per poter dare luogo ad una aggregazione a sinistra, per poter costituire un fronte popolare di lotta ampio e strutturato, capace di operare in modo unitario.

Insomma, la proposta, qui e ora, di un partito comunista che a distanza di 23 anni dalla sua  fine sia pronto ad una riappropriazione di quelle migliori caratteristiche politiche e intellettuali (da Lenin a Gramsci fino a Togliatti), e questo con il chiaro intento di non riproporre in modo rituale e ossificato, ma ricollocate nelle attuali condizioni italiane e internazionali.
Sappiamo che sarà un processo lungo, graduale, di  non breve periodo, ma che  comunque “ora ha  inizio”, un processo che mette a capo un’unica forza comunista, deputata a rompere il muro dell’attuale frammentazione, e con essa la nostra irrilevanza politica e sociale.
Esiste uno spazio politico a sinistra? Si esiste un rilevante spazio politico, spazio che la stessa Siriza non ha colmato visto i risultati elettorali delle europee, dove noi comunisti italiani, volutamente ne siamo stati esclusi.

L’astensionismo a sinistra è enorme, un astensionismo su cui noi pensiamo di operare per dare luogo ad un processo di insediamento in termini di massa, il insediamento di una sinistra che può avere ancora una volta come perno un partito che orgogliosamente si definisce Partito Comunista Italiano, ad un partito che, ovviamente, deve essere, in prima battuta, in grado di superare le contraddizioni in cui  si è avviluppata la stessa compagine della lista Tripas.

Un partito che deve essere capace di esprimere un gruppo dirigente omogeneo, non caratterizzato da alchimie elettoralistiche, ma che trovi suo solido  fondamento nel mondo  del lavoro e nel conflitto di classe tra capitale e lavoro.

Per  questo noi pensiamo che proprio a partire dalla ricostruzione del Partito Comunista Italiano sia possibile costruire, come è stato già affermato,anche le basi di un credibile processo unitario che includa sia la sinistra partitica, sindacale e associativa e di movimento; attivamente in grado di contare anche nelle competizioni elettorali.
E ciò non per costituire un risultato elettorale effimero, ma un momento di forza volto ad un reinsediamento dei comunisti nei territori: nelle città, campagne e soprattutto nelle coscienze dei cittadini che da più di vent’anni sono state devastate da politiche e culture reazionarie propinate ad arte dall’avversario di classe, dal capitalismo, dall’egemonia culturale capitalistica che da tempo ha sposato la linea  tracciata dal massone deviato P2, da Licio Gelli, linea che a tutt’oggi è imperante nelle scelte politiche e istituzionali costituzionali e sociali dello stesso Partito Democratico, partito che ha ancora la faccia tosta di definirsi partito di sinistra.

Sui comunisti oggi grava dunque una grande responsabilità, nella proposta  di una  analisi  e di una sintesi all’altezza dell’attuale scontro di classe, in grado di cogliere le stesse trasformazioni poste in essere dal modello economico capitalistico. Una responsabilità  che ci deve rimettere in gioco sia nel percepire le diverse dinamiche internazionali che  nazionali: dinamiche che possono avere come esito un nuovo conflitto mondiale.
Sappiamo bene che abbiamo di fronte un compito non facile, sappiamo che non è un compito di un giorno e che  occorrerà  pazienza e lungimiranza, al di là di ogni pericoloso autoreferenziale patriottismo di   gruppo.

Per  questo riteniamo che la costituzione dell’Associazione, di questa Associazione, promossa da militanti di buona volontà, militanti che non hanno retro pensieri di corto respiro, di militanti che hanno come dato preminente l’obiettivo strategico di lunga lena: la ricostruzione e costituzione di un “nuovo Partito Comunista  Italiano” degno di questo nome. La costruzione di uno strumento giusto e  legato al nostro tempo, di uno strumento aperto a chiunque si ritenere ancora parte dell’impresa comunista, di uno strumento che  con intelligenza e senza veli e abiure sappia dare luogo a percorsi unitari a sinistra.

Anche in Provincia di Varese, da tempo, ed  autonomamente  abbiamo  rapporti unitari a sinistra, rapporti che ad oggi ci permettono di costituire momenti di aggregazione a sinistra del PD anche per appuntamenti elettorali, quali delle prossime elezioni  amministrative nelle grandi città varesine: Varese città, Gallarate e Busto Arsizio, così come unitaria è stata la nostra proposta per la costituzione di una rete antifascista in un territorio assai infestato dalla presenza di vari raggruppamenti fascistoidi se non addirittura nazisti.

Per, cui come un tempo compagni  la parola d’ordine, quella dell’Unità, dei comunisti uniti per la costruzione del partito comunista, in una sinistra  di classe e del lavoro, per una sinistra unita e unitaria è la  nostra bandiera  la   nostra  lotta.

 

 

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Pubblichiamo di seguito la sintesi dell’intervento del compagno Luigi Tranquillino, membro della Segreteria regionale del PCdI – Lombardia, alla Assemblea per la costituzione della Associazione per la Ricostruzione del PC, a Varese il 21 novembre 2015

varese 21 nov. 2015 - 7

La discussione che stiamo facendo con i compagni del Partito, venuti da varie parti della provincia, e con quelli che qui sono convenuti perché interessati al processo della Costituente Comunista, avviene in un periodo che è costellato da azioni militari in paesi anche molto distanti tra loro, in Nigeria, in Medio – Oriente (il più recente in Libano), a Parigi, e, in ultimo, nel Mali, dove, guarda caso, sono stati assassinati (tra gli altri) tre importanti dirigenti di una grande impresa statale cinese, lì presenti per contratti di grande rilevanza.

Oltralpe il governo ha annunciato che i prefetti hanno la facoltà di emettere ordinanze per il coprifuoco nelle province, il presidente Hollande ha dichiarato di voler modificare la Costituzione per meglio rispondere alle stringenti necessità di sicurezza.

Vi è dunque l’eventualità di un possibile “stato d’emergenza” che coinvolga anche il nostro paese; in un quadro simile appare in evidenza il forte rischio di limitazione della nostra stessa Agibilità Politica.

L’impresa nella quale ci stiamo impegnando è proprio per questo ancor più significativa per le difficoltà che incontrerà durante il suo cammino.

Sulla politica estera il nostro Partito sta definendo un profilo che tende già a contraddistinguerlo: è necessario che in questa fase storica si affermi un Multipolarismo mondiale, scomodo per la NATO e l’Unione Europea.

Ottanta milioni sono la spesa quotidiana per la nostra macchina militare, la NATO ci chiede di giungere ad una spesa annua militare pari al 2% del nostro PIL; nel mentre sono in grossa difficoltà i nostri Servizi Sociali, la Sanità Pubblica, la Scuola, l’Edilizia Residenziale Popolare ed altro ancora, come la Giustizia.

L’Unione Europea si sta rivelando sempre più come una gabbia che imprigiona le Nazioni, imponendo attraverso il Fiscal Compact ed il conseguente Patto di Stabilità ogni manovra volta alla ritirata dello Stato in settori nei quali vengono, di volta in volta, aperte profittevoli fette di mercato a beneficio dell’oligarchia.

In un quadro simile l’attività politica nelle zone del Varesotto non è decisamente facile, nella terra di Bossi e Maroni oggi il vento soffia forte nelle vele di formazioni politiche come la Lega, Fratelli d’Italia e settori composti da gruppi di militanti in camicia bruna, particolarmente presenti ad esempio a Busto Arsizio e Varese.

È necessario tornare a riaffermare una nostra presenza che, seppur ancora esistente, va tuttavia intensificata. Un Partito Comunista, sia pur piccolo, che sappia attrarre per divenire perno in un fronte il più possibile ampio. A questo proposito vi dico che sono disponibile, a partire da ora, per un lavoro che, cominciando con il raccogliere gli umori degli utenti e notizie, avvii l’azione di informazione e di rapporto con i fruitori della Sanità Pubblica e Privata. Il passo successivo è la formazione di un Comitato di Difesa della Sanità Pubblica per Varese; sono disposto a supportare e sostenere il lavoro che si avviasse e dico che nella nostra esperienza ciò è stato un elemento non trascurabile di radicamento.

Voglio enunciare anche la necessità di un serio approfondimento sul fenomeno dell’immigrazione e degli effetti che, in rapporto ad essa, si stanno manifestando.

Che la nostra società sia mutata non è una novità, questo tuttavia non preclude la possibilità di successo per giungere ad avere, non in un tempo breve, finalmente il Partito Comunista di cui abbiamo necessità, così come tutto il Paese. Gli esempi, nel mondo così come in Europa, sono sotto i nostri occhi.

Per buone letture due sono i riferimenti che sento di poter suggerire ai compagni: il compagno Vladimiro Giacché che attraverso i suoi scritti parla di economia e finanza; il compagno Domenico Losurdo che con le sue opere, di rara lucidità e precisione, descrive i meccanismi presenti nella nostra società, così come i periodi storici interni al cosiddetto “secolo breve”.

Per coloro che sono impegnati, o lo saranno, nella ricostruzione di un Partito Comunista che sappia essere avanguardia cosciente nell’interpretazione della realtà, e conseguentemente motore del progetto di trasformazione della società, occorrerà anche che si badi alla formazione.

È inutile ci si nasconda che è una grande e ambiziosa intenzione quella per cui siamo in cammino, proprio per questo possiamo dirci che questa è l’unica ed ultima strada che ci rimane.

 

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Ordine del giorno Comitato Centrale del 15 novembre

 

pcdi

La ricostruzione in Italia del Partito Comunista e, parallelamente, la ricerca della massima unità a sinistra, rispettosa dell’autonomia politica ed organizzativa delle sue componenti,  sono da sempre  l’obbiettivo strategico  del PCd’I  e connotano la storia politica delle tante compagne e compagni che ne fanno parte.

Coerentemente con tale scelta il PCd’I ha aderito all’appello per la costituzione dell’Associazione per la Ricostruzione del Partito Comunista nel quadro ampio della sinistra di classe ed è impegnato alla sua affermazione.

La definizione, sulla base dei criteri a suo tempo decisi, dello statuto e del coordinamento nazionale della stessa, costituiscono al riguardo importanti passaggi, così come la campagna di tesseramento in atto, che va terminata entro il corrente anno.

Il Comitato Centrale esprime la propria soddisfazione per i significativi consensi che tale progetto sta riscuotendo, testimoniati anche dalla grande partecipazione registrata nelle numerose iniziative promosse ad oggi sul territorio nazionale e che proseguiranno nelle prossime settimane.

Ciò consente di dare seguito agli impegni assunti dall’Associazione, in particolare quello di giungere,  in tempi strettamente correlati al processo di ricomposizione in atto a sinistra, al congresso costitutivo del nuovo Partito Comunista , per il quale il PCd’I ha a suo tempo deciso di andare oltre la propria pur decisiva esperienza.

A tale riguardo il Comitato Centrale impegna il Partito a proporre alla riunione del Coordinamento Nazionale del’Associazione, fissata per il prossimo 5 Dicembre, quanto segue:

-la definizione della Commissione per la stesura delle tesi congressuali in termini tali da dare adeguata rappresentatività alle diverse realtà che concorrono al progetto.

A tale riguardo il Comitato Centrale sottolinea l’opportunità che la commissione ricerchi il massimo apporto e coinvolgimento delle compagne e dei compagni interessate/i allo stesso, anche attraverso la forma della tribuna congressuale;

-la definizione, con analoghi criteri, delle  commissioni  preposte alla articolazione delle regole congressuali e dello statuto del nuovo soggetto comunista;

-la conclusione dei lavori di tali commissioni entro e non oltre il 20 Gennaio 2016, con conseguente approvazione degli stessi;

– l’indizione delle assemblee congressuali, le più ampie e partecipate possibile, sull’intero territorio nazionale, dal  21 Gennaio 2016, e la conclusione delle stesse entro il successivo 20 Febbraio;

– l’effettuazione del congresso nazionale costitutivo il nuovo Partito Comunista nell’ultimo fine settimana di Febbraio 2016 in luogo da definire.

Il Comitato Centrale impegna il Partito a proporre una platea congressuale nella quale sia rispettata la rappresentatività delle diverse realtà che concorrono al progetto.

Il Comitato Centrale del PCd’I esprime inoltre il proprio apprezzamento circa l’avvio della fase di ricomposizione politica in atto a sinistra.

La nascita del gruppo parlamentare Sinistra Italiana, l’avvio del processo costituente di un nuovo soggetto politico,  denominato da tanti  “ la cosa rossa”, prospettato dai suoi promotori per il 2016, così come la proposta della costituzione di una rete anticapitalista ed antiliberista, rappresentano scelte importanti.

In ordine a tali progetti il PCd’I conferma la propria attenzione e ribadisce il proprio impegno a ricercare, nel rispetto delle scelte strategiche di ciascuno, la massima unità d’azione ai diversi livelli, anche in relazione alle prossime elezioni amministrative.

Ciò sottolineando il tanto che unisce, e ribadendo la necessità che la sinistra tutta si proponga di uscire dalla propria crisi culturale e politica riconnettendosi con le esigenze del  blocco sociale di riferimento, proponendosi di rappresentare per lo stesso, di nuovo, una risposta credibile, meritevole di sostegno.

Roma, 15 Novembre 2015

 

Il Comitato Centrale del Partito Comunista d’Italia

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https://youtu.be/CM1yIAipjPk

diretta streaming dell’assemblea nazionale per la Costituente comunista – Roma 12 luglio

La diretta streaming sarà trasmessa dalle 14,30 fino alla fine dell’iniziativa e si può seguire collegandosi a Labaro TV su www.comunisti-labaro.it oppure al sito nazionale del partito,www.pcdi.it, nello spazio riservato ai video.

Locandina Roma

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Verso la costituente comunista

Care compagne e cari compagni, come sapete il 12 luglio a Roma si terrà l’assemblea nazionale dell’Associazione per la ricostruzione del partito comunista. Da lì prenderà l’avvio la costituente di una forza comunista in Italia. E’, per tutte e tutti noi, che lavoriamo da anni a questo obiettivo, un appuntamento di grande importanza al quale vi prego di assicurare la più ampia partecipazione.

La locandina va pubblicizzata il più possibile: nei giornali locali, sui nostri siti, nella rete in generale, sui giornalini di sezione e federazione…

Colgo l’occasione per ricordarvi che domenica 21 giugno sull’ultima pagina del “manifesto” apparirà l’Appello per la costituente. Le federazioni che vivono in luoghi dove non arriva la distribuzione del manifesto, possono ordinare le copie ad una edicola.

Fraterni saluti.

Manuela Palermi, Presidente del Comitato Centrale Pcdi

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Lotta per la pace, Europa e ricostruzione del Partito Comunista in Italia

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RICOSTRUIRE IL PARTITO COMUNISTA – MILANO 9 MAGGIO 2015 ORE 14,30

ricostruire il pci Milano

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La costruzione del Partito nei luoghi di lavoro

http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/25302-la-costruzione-del-partito-nei-luoghi-di-lavoro.html

pci emilia

di Fosco Giannini

Relazione tenuta al Convegno di Bologna del 24 gennaio 2015, organizzato dall’Appello per la Ricostruzione del Partito Comunista e dal titolo “Comunisti: forma partito oggi”

Nel nuovo Statuto del PCdI, partito in cui milito, è stata inserita, come opzione organizzativa necessaria e centrale, la cellula di produzione. Credo sia stata, questa, una scelta giusta, opportuna.

Ma che cos’è la cellula di produzione? Qual è la sua storia? Qual è la sua valenza teorica, politica e ideologica?

Diciamo subito che vi è uno scarto enorme tra l’importanza pratica e la densità politico-teorica di questa opzione organizzativa, la cellula di produzione, e la consapevolezza di tale importanza nella cultura politica di molti – troppi – dirigenti e militanti comunisti di questa fase. Cioè: la consapevolezza è scarsa, ed è figlia dell’ultimo scorcio storico italiano del movimento comunista. E vi è anche uno scarto tra l’importanza della cellula di produzione e una pratica organizzativa che da diversi decenni ( dal PCI della fine degli anni ’70 in poi sino al PRC e al PdCI ) ha teso a sottovalutarla, ad emarginarla, ad escluderla. Sino al punto che, nell’ultimo PCI, nel PRC e nel PdCI, di fatto e al di là di tenui richiami statutari, la cellula comunista nei luoghi della produzione e dello studio non si è più organizzata; non è più apparsa nell’organizzazione dei partiti comunisti e nel conflitto di classe in misura significativa. Dalla fine degli anni ’70 in poi l’opzione leninista e gramsciana della cellula di produzione è di fatto scomparsa nella pratica organizzativa, dal PCI al PdCI, passando per Rifondazione Comunista.

Prima questione: si deve addebitare tale scomparsa ad una mutazione dei modelli produttivi del capitalismo italiano o tale scomparsa è invece addebitabile a mutazioni avvenute, piuttosto, nella sfera politica, teorica e ideologica dei partiti comunisti citati? Non vi sono dubbi: la scomparsa della cellula di produzione è completamente addebitabile alla mutazione teorica e ideologica di queste ultime esperienze comuniste. Sosteniamo, anzi, che la mutazione dei modelli produttivi poteva – e può – persino favorire una ripresa dell’organizzazione comunista in cellule di produzione e di studio ( nelle scuola, nelle università). Se, infatti, il nuovo quadro produttivo generale è caratterizzato da una compresenza di aggregati produttivi larghi ( fabbriche, ferrovie, poste, ospedali, cantieri navali ecc.) e molecolarizzazione produttiva, è del tutto evidente che la cellula comunista di produzione può – per la sua natura di opzione organizzativa minuta e dinamica – agire al meglio sia in una struttura organizzativa larga che in una struttura molecolare. A condizione che vi sia una forte, determinata, consapevole spinta “dall’alto” ( dai gruppi dirigenti del Partito Comunista, dalla sua linea politica e organizzativa) a far si che ciò avvenga.

Ma qual è la storia della cellula di produzione, di questa rivoluzionaria struttura organizzativa comunista?

Iniziamo dalla sezione territoriale: questa forma organizzativa, la sezione, appunto, è l’unica forma organizzativa conosciuta – e praticata – dai partiti socialisti, dai partiti della II Internazionale.

La sezione territoriale è mutuata, in Italia, dalla socialdemocrazia tedesca e – dal III Congresso Nazionale del PSI (Parma, 1895) – è assunta come struttura portante dello stesso PSI. Dirà Lenin, ma anche, più avanti, il grande storico dei partiti, Maurice Duverger, che essa, la sezione, quale unica opzione organizzativa socialista, assume il carattere di forma organizzativa volta essenzialmente all’iniziativa propagandistica ed elettoralistica.

La sezione territoriale rimane l’unica e sola forma organizzativa della II Internazionale sino all’elaborazione sulle forme organizzative sviluppata da Lenin e poi introdotta in Italia da Antonio Gramsci, che come forma organizzativa ( ancora non pienamente esplicitata) la cellula comunista di produzione l’anticipa nella sua riflessione “ordinovista” e nell’esperienza torinese dei consigli di fabbrica.

Ma in quali fasi, attraverso quali passaggi Lenin, per la prima volta nel pensiero rivoluzionario, la elabora e la propone? Lenin inizia ad evocare una nuova forma organizzativa ( che rimanda al più maturo progetto dell’organizzazione comunista in cellule di produzione) nel saggio “ Che fare?”, del 1902, nella parte dedicata alle questioni organizzative del partito rivoluzionario.

Sarà poi a Zimmerwald, negli incontri delle ali di sinistra dei partiti socialisti del 1915 e del 1916, che Lenin introduce con forza la questione della cellula di produzione – ed essenzialmente la questione della rottura col modello organizzativo socialista e riformista – nel dibattito tra socialisti e comunisti. E’ del tutto evidente che il dibattito aperto da Lenin sulle forme organizzative rivoluzionarie in contrapposizione alle tradizionali forme organizzative socialiste è speculare al dibattito aperto dallo stesso Lenin sulla questione generale della rottura, da parte dei comunisti, con la II Internazionale, come è evidente che l’innovazione comunista sul piano organizzativo – le cellule di produzione – è consustanziale alla stessa rottura dei comunisti con i partiti socialisti e riformisti.

Nell’incontro di Zimmerwald del 1915, dove si svolge la Conferenza Internazionale delle ali di sinistra dei partiti socialisti in relazione alla Prima Guerra Mondiale ( nella quale Conferenza Lenin lancia la famosa, e felice, per la Rivoluzione d’Ottobre, parola d’ordine “trasformare la guerra imperialista in guerra civile”, mentre i centristi affermano “né aderire né sabotare” e Trotzki lancia la parola d’ordine moderata “ Pace senza annessioni”) Lenin inizia a contrapporre alla tradizione organizzativa socialista il disegno di un partito rivoluzionario che si radichi soprattutto dentro le fabbriche e nei luoghi di lavoro, prioritariamente nei luoghi del conflitto. E sarà nella successiva Conferenza di Zimmerwald ( 1916) che Lenin romperà ancor più profondamente con la concezione organizzativa socialista definendo ancor più precisamente, sul piano anche teorico, il modello organizzativo rivoluzionario.

L’ elaborazione leninista in relazione all’opzione organizzativa in cellule di produzione prende corpo  tra il I° Congresso dell’ Internazionale Comunista, tenutosi a Mosca nel marzo del 1919 e il II° Congresso, tenutosi tra il 19 luglio e il 7 agosto del 1920 a Pietrogrado e Mosca. Anche se tale elaborazione si pone a cavallo tra il I° e il II ° Congresso, è in quest’ultimo che essa assume tutto il suo densissimo spessore teorico e politico. D’altra parte, il II° Congresso, quello del 1920 – considerato una sorta di “Manifesto generale del Comunismo” – è l’Assise nella quale il leninismo vincente chiede con forza ai socialisti di liberarsi dei retaggi e delle componenti riformiste e costruire – attraverso i famosi e impegnativi “21 punti” – i partiti comunisti. In quest’ottica forte è anche la richiesta, da parte di Lenin e rivolta ai socialisti che rompono con il riformismo, di superare l’organizzazione socialista classica, imperniata solo sulla sezione territoriale, e assumere l’organizzazione comunista, terzinternazionalista e rivoluzionaria, imperniata sulla cellula comunista di produzione.

Su “L’Unità” del 28 luglio del 1925 Antonio Gramsci, in un articolo dal significativo titolo “ L’organizzazione per cellule e il II° Congresso mondiale”, cita un passaggio di un intervento di Lenin svolto, appunto, al II° Congresso dell’Internazionale Comunista (oggi rintracciabile nelle Opere Complete di Lenin, Editori Riuniti). E afferma il Lenin citato da Gramsci: “In tutte le organizzazioni, leghe, associazioni, nessuna esclusa, anzitutto in quelle proletarie, ma poi anche in quelle delle masse lavoratrici e sfruttate non proletarie ( politiche, sindacali,militari,cooperative, educative, sportive, ecc. ecc.) si devono costituire dei gruppi o delle cellule comuniste, di preferenza legali, ma anche clandestine, come si impone ogni volta che sia prevedibile il loro scioglimento, l’arresto o l’espulsione dei loro membri da parte della borghesia. Queste cellule, strettamente legate tra loro e con il centro del partito,scambiandosi i risultati della loro esperienza, svolgendo il lavoro di agitazione, propaganda e organizzazione, intervenendo energicamente in tutti i campi della vita sociale, lavorando su tutte le diverse categorie in cui si suddividono le masse lavoratrici, devono educare sistematicamente, per mezzo di quest’azione molteplice, il partito, le masse e la classe”.

Il progetto leninista dell’organizzazione rivoluzionaria costruita direttamente nei luoghi del conflitto capitale-lavoro, nello spirito e nella lettera del I° e soprattutto del II° Congresso dell’Internazionale Comunista, si propone come un’anticipazione stessa dello Stato proletario di forma sovietica, basato cioè sui Soviet, considerabili – da questo punto di vista – lo sviluppo dell’organizzazione proletaria del potere socialista nel tempo della lotta di classe all’interno del potere capitalista. Le cellule di produzione, dunque, come prodromi dello stesso potere rivoluzionario, dello stesso rapporto, dopo la presa del potere, tra stato e masse. Un progetto che Yuri Andropov, l’ultimo leninista dell’Unione Sovietica, aveva tentato di rilanciare, prima della catastrofe “gorbacioviana”. L’organizzazione comunista di base, nel tempo della lotta anticapitalista, evoca il futuro assetto statuale leninista e sovietico. Tra cellule di produzione e Soviet vi è una continuità organizzativa, politica e ideologica.

Lenin affronterà gli aspetti organizzativi relazionabili alla cellula di produzione anche in “Stato e Rivoluzione”, del 1917. E attraverso il dibattito politico – teorico sulle forme organizzative sviluppato nei Congressi di Zimmerwald; attraverso le analisi del “Che fare?” e quelle interne a “Stato e Rivoluzione”, il leader della Rivoluzione d’Ottobre mette a fuoco il valore rivoluzionario della forma organizzativa comunista costruita direttamente nei luoghi del conflitto primario capitale-lavoro, attuando così una rottura netta con la concezione organizzativa dei partiti socialisti, cristallizzatasi sulla sezione territoriale.

Ma come analizzava Lenin la sezione territoriale? Non ne negava il ruolo e la funzione, ma ne metteva in luce i limiti. E rimarcava il fatto, innanzitutto, che essa è un luogo avulso dal conflitto capitale lavoro. In essa convergono, proprio per la sua natura avulsa, operai, contadini, avvocati, intellettuali, piccola borghesia ed esponenti stessi della cultura dominante e – persino – della classe dominante. Per questa convergenza interculturale e persino interclassista, forte è il rischio, nella sezione territoriale, che a dominare, infine, siano proprio gli esponenti del senso comune piccolo-borghese, i moderati, i riformisti, gli intellettuali lontani dal proletariato, dalla classe operaia, dai lavoratori. Chi ha vissuto – anche nei nostri giorni – la vita e il dibattito della sezione territoriale, può immaginare di cosa Lenin parlasse. La stessa compresenza di varie estrazioni sociali e di diverse culture politiche può trasformare la sezione territoriale nel luogo di costruzione di una linea politica di mediazione, una mediazione tra cultura rivoluzionaria e cultura riformista. Nella sezione – continuava Lenin – gli operai possono essere intimiditi dalla “parlantina” ( questo era il termine esatto – semplice e potente – che usava Lenin per descrivere la capacità affabulatoria degli intellettuali) degli avvocati, dei professori, di chi più ha studiato, una capacità che poteva – e ancora può – ammutolire gli operai e i lavoratori, i militanti con meno capacità dialogiche. Gli operai e i lavoratori con meno “parlantina” possono essere egemonizzati, nel luogo avulso dal conflitto di classe. E questo stato concreto di cose può trasformare la sezione anche nel luogo politico della promozione di quadri- nella direzione del partito – più legati alla piccola borghesia intellettuale  di sinistra che al proletariato comunista. Gli operai e i lavoratori possono soccombere, nel dibattito di sezione, di fronte alle capacità affabulatorie maggiori degli avvocati e dei professori, che possono con maggior possibilità, per questa via, dirigere il partito. Stesso rischio si corre per le cariche istituzionali, per l’elezione in Parlamento: possono più facilmente avanzare i quadri colti e non necessariamente dotati di posizioni di classe.

Altra è l’esperienza della cellula di produzione, dell’organizzazione del Partito Comunista nei luoghi stessi del conflitto: qui, gli operai, i lavoratori ( siano essi di fabbrica che di ogni altra azienda o posto di lavoro) danno il meglio di sé: nella lotta diretta contro il padrone, contro lo sfruttamento, per il salario, per i diritti, per la mensa, per le ferie, essi conquistano coscienza di classe, non sono intimiditi da presenze “superiori”; in quest’ambito essi si sentono il terminale stesso del Partito Comunista e nella lotta possono emergere anche come dirigenti del Partito, potendo così costituire nel Partito e per il Partito una spina dorsale dirigente di natura operaia e con radici nel mondo del lavoro. Possono, a partire dall’affermazione di sé nel contesto stesso della lotta di classe viva, proporsi quali esponenti del Partito Comunista anche nelle istituzioni, sino al Parlamento. E abbiamo imparato dall’esperienza concreta quanto ciò possa contare, di fronte al fatto che il Parlamento, anche tra le fila di sinistra e comuniste , è quasi vuoto di operai e lavoratori e di fronte al fatto che tanti eletti “di sinistra” e “comunisti” abbiano subito la sindrome del voltagabbana, o abbiano lasciato il Partito appena eletti. Certo – aggiungeva Lenin – occorre che assieme alla lotta gli operai abbiano la possibilità di essere legati all’avanguardia rappresentata dal Partito stesso, essere “prodotti” politici e ideologici del Partito d’avanguardia. Occorre che assieme alla lotta vi sia, per i lavoratori comunisti la possibilità di studiare; occorre, dunque, la scuola di Partito, la scuola-quadri, un’esperienza anch’essa abbandonata dalle ultime esperienze comuniste italiane, dall’ultimo PCI, dal PRC e dal PdCI. Scuole che, dunque, devono tornare a svolgere il loro ruolo centrale, per la costruzione di un nuovo e più forte Partito Comunista.

Sarà poi Antonio Gramsci a riprendere e rilanciare, in Italia, le tesi leniniste sull’organizzazione. Ma occorrerà del tempo, e una battaglia politica e teorica molto aspra e dura, per far assumere nel PCd’I le tesi leniniste sull’organizzazione calata direttamente nei luoghi del conflitto capitale-lavoro.

Durante la direzione bordighiana sul PCd’I (dal 1921 al 1924) la sezione territoriale rimane la forma organizzativa fondamentale del Partito Comunista, e il vero e proprio cambiamento della struttura organizzativa bordighiana (mutuata in toto dal PSI) si avrà con la fase di bolscevizzazione, di comunistizzazione del PCd’I, che coinciderà con la direzione di Antonio Gramsci ( 1924-1926).

Nelle Tesi di Lione, infatti, un ruolo centrale viene affidato all’istanza organizzativa leninista e dalle Tesi di Lione in poi la cellula di produzione, la concezione di un partito rivoluzionario, comunista, collocato innanzitutto nei luoghi del conflitti capitale-lavoro, prevarrà. Prevarrà con Gramsci.

Bordiga, che si era opposto alla linea gramsciana dell’Ordine Nuovo volta alla costruzione dei Consigli di fabbrica e del Partito Comunista quale soggetto protagonista della costruzione dei Consigli, rinuncia anche  all’innovativa forma leninista delle cellule di produzione.

Va notato come queste due negazioni bordighiane rispondano entrambe ad un’inclinazione (essenzialmente massimalista e segnate da elementi trotzchisti) seconda la quale il tempo lungo speso per l’organizzazione nei luoghi di lavoro è tempo sottratto al processo rivoluzionario: ed è chiaro come il pensiero secondinternazionalista (volto alla negazione della forma organizzativa leninista) si saldi qui al massimalismo di tipo bordighista e trotzchista.

Infatti, sia contro Serrati che contro Bordiga, Gramsci deve sostenere una dura battaglia politico-teorica per vincere e far passare la linea leninista sull’organizzazione.

Crediamo sia davvero opportuno, per sistematizzare la discussione e mettere in luce la profonda diversità del pensiero gramsciano sull’organizzazione comunista, sia dai socialisti riformisti che dal massimalismo bordighista, ricordare qui i capitoli 29 e 30 delle Tesi di Lione:

La base dell’organizzazione del partito

29. Tutti i problemi di organizzazione sono problemi politici. La soluzione di essi deve rendere possibile al partito di attuare il suo compito fondamentale, di far acquistare al proletariato una completa indipendenza politica, di dargli una fisionomia, una personalità, una coscienza rivoluzionaria precisa, di impedire ogni infiltrazione e influenza disgregatrice di classi ed elementi i quali pur avendo interessi contrari al capitalismo non vogliono condurre la lotta contro di esso fino alle sue conseguenze ultime. In prima linea è un problema politico: quello della base della organizzazione. La organizzazione del partito deve essere costruita sulla base della produzione e quindi del luogo di lavoro (cellule).

Questo principio è essenziale per la creazione di un partito “bolscevico”. Esso dipende dal fatto che il partito deve essere attrezzato per dirigere il movimento di massa della classe operaia, la quale viene naturalmente unificata dallo sviluppo del capitalismo secondo il processo della produzione. Ponendo la base organizzativa nel luogo della produzione il partito compie un atto di scelta della classe sulla quale esso si basa. Esso proclama di essere un partito di classe e il partito di una sola classe, la classe operaia. Tutte le obiezioni al principio che pone la organizzazione del partito sulla base della produzione partono da concezioni che sono legate a classi estranee al proletariato, anche se sono presentate da compagni e gruppi che si dicono di “estrema sinistra”. Esse si basano sopra una considerazione pessimista delle capacità rivoluzionarie dell’operaio comunista, e sono espressione dello spirito antiproletario del piccolo-borghese intellettuale, il quale crede di essere il sale della terra e vede nell’operaio lo strumento materiale dello sconvolgimento sociale e non il protagonista cosciente e intelligente della rivoluzione. Si riproducono nel partito italiano a proposito delle cellule la discussione e il contrasto che portarono in Russia alla scissione tra bolscevichi e menscevichi a proposito del medesimo problema della scelta della classe, del carattere di classe del partito e del modo di adesione al partito di elementi non proletari.

Questo fatto ha del resto, in relazione con la situazione italiana, una importanza notevole. E’ la stessa struttura sociale e sono le condizioni e le tradizioni della lotta politica quelle che rendono in Italia assai più serio che altrove il pericolo di edificare il partito in base a una “sintesi” di elementi eterogenei, cioè di aprire in essi la via alla influenza paralizzatrice di altre classi. Si tratta di un pericolo che sarà inoltre reso sempre più grave dalla stessa politica del fascismo, che spingerà sul terreno rivoluzionario intieri strati della piccola borghesia. E’ certo che il Partito comunista non può essere solo un partito di operai. La classe operaia e il suo partito non possono fare a meno degli intellettuali né possono ignorare il problema di raccogliere intorno a sé e guidare tutti gli elementi che per una via o per un’altra sono spinti alla rivolta contro il capitalismo.

Così pure il Partito comunista non può chiudere le porte ai contadini: esso deve anzi avere nel suo seno dei contadini e servirsi di essi per stringere il legame politico tra il proletariato e le classi rurali. Ma è da respingere energicamente, come controrivoluzionaria, ogni concessione che faccia del partito una “sintesi” di elementi eterogenei, invece di sostenere senza concessioni di sorta che esso è una parte del proletariato, che il proletariato deve dargli la impronta della organizzazione che gli è propria e che al proletariato deve essere garantita nel partito stesso una funzione direttiva.

30. Non hanno consistenza le obiezioni pratiche alla organizzazione sulla base della produzione (cellule), secondo le quali questa struttura organizzativa non permetterebbe di superare la concorrenza tra diverse categorie di operai e darebbe il partito in balia al funzionarismo. La pratica del movimento di fabbrica (1919-20) ha dimostrato che solo una organizzazione aderente al luogo e al sistema della produzione permette di stabilire un contatto tra gli strati superiori e gli strati inferiori della massa lavoratrice (qualificati, non qualificati e manovali) e di creare vincoli di solidarietà che tolgono le basi ad ogni fenomeno di “aristocrazia operaia”.

La organizzazione per cellule porta alla formazione nel partito di uno strato assai vasto di elementi dirigenti (segretari di cellula, membri dei comitati di cellula, ecc.), i quali sono parte della massa e rimangono in essa pure esercitando funzioni direttive, a differenza dei segretari delle sezioni territoriali i quali erano di necessità elementi staccati dalla massa lavoratrice. Il partito deve dedicare una cura particolare alla educazione di questi compagni che formano il tessuto connettivo della organizzazione e sono lo strumento del collegamento con le masse. Da qualsiasi punto di vista venga considerata, la trasformazione della struttura sulla base della produzione rimane compito fondamentale del partito nel momento presente e mezzo per la soluzione dei più importanti suoi problemi. Si deve insistere in essa e intensificare tutto il lavoro ideologico e pratico che ad essa è relativo.

Arriviamo al 1944, al “Partito Nuovo” lanciato da Palmiro Togliatti. Possiamo dire, in estrema sintesi, che Togliatti propone un rapporto positivamente dialettico, per ciò che riguarda l’impianto organizzativo del PCI, tra cellule di produzione e sezione territoriale. Con la cellula Togliatti recupera il valore rivoluzionario della concezione leninista e gramsciana del Partito Comunista. Con la sezione territoriale si pone il problema della costruzione del Partito degli operai e del popolo, un Partito di massa, attrezzato, nel nuovo quadro mondiale successivo alla Seconda Guerra Mondiale e successivo al Patto di Yalta, ad una lunga battaglia sociale e politica. Togliatti punta – per i tempi lunghi della battaglia per la trasformazione socialista in Italia – ad un radicamento politico, sociale e culturale profondo e ad un consenso elettorale e popolare di massa. Sul piano organizzativo il rapporto dialettico tra organizzazione del Partito nei luoghi di lavoro e ampliamento del consenso popolare attraverso la sezione territoriale è una scelta vincente e totalmente rispondente al progetto e alla strategia togliattiana. E’ sintomatica, a questo proposito, un’affermazione di Togliatti degli anni ’50: “Costruire un Partito bolscevico di massa”.

Nel Partito togliattiano che rimane tale anche dopo la morte di Togliatti ( approssimativamente sino alla fine degli anni ’60), la cellula di produzione rimane un’istanza organizzativa centrale. Nella Conferenza di Organizzazione di Napoli (1944) nelle “ Norme provvisorie per l’organizzazione del PCI”, all’articolo 26, si dice: “ Il Congresso di sezione si fa con i rappresentanti delle cellule”. E l’iscrizione al Partito si fa – in questa fase – nelle cellule, non nelle sezioni territoriali.

Dal 1946 al 1954 il responsabile nazionale dell’Organizzazione del PCI è Pietro Secchia ( nominato da Togliatti, nel 1948, anche vice-segretario nazionale del PCI). Con Secchia l’organizzazione del PCI tocca il suo culmine. Nel 1951, al VII Congresso del PCI,la cellula assurge pienamente a quella funzione cardinale prevista dal partito leninista e gramsciano e diviene funzionale al “Partito Nuovo” di Togliatti, un partito di classe e, insieme, popolare, costruito nei luoghi di lavoro e nelle sezioni territoriali, in un connubio organizzativo volto a sorreggere una linea e una prassi di massa. Nel 1954, ancora sotto la direzione organizzativa di Pietro Secchia, il PCI può contare su 2.145.285 iscritti; su 56.934 cellule ( ogni cellula varia in numero; vi sono anche cellule vaste e l’insieme delle cellule costituiscono un vero e proprio partito operaio nel partito) e su 11. 146 sezioni.

Dopo Secchia viene chiamato a dirigere l’Organizzazione Giorgio Amendola ( il grande dirigente comunista che sarebbe poi divenuto il capo della corrente socialdemocratica interna al PCI, un’inclinazione politico-teorica, quella socialdemocratica di Amendola, che avrebbe segnato di sé anche l’involuzione in senso secondinternazionalsita dell’organizzazione del PCI). Dopo Amendola, all’Organizzazione, vengono poi chiamati Enrico Berlinguer, Emanuele Macaluso e Piero Fassino, dirigenti che attenuano, mano a mano, l’impianto leninista e gramsciano della struttura organizzativa del Partito.

Dopo l’emarginazione di Pietro Secchia e il superamento graduale del partito togliattiano ( operaio e di popolo) che dialettizzava al meglio il ruolo delle cellule e della forma partito leninista e gramsciana con l’apertura alle masse incentrata anche nella funzione della sezione territoriale, assistiamo ad un lungo processo di fuoriuscita dall’organizzazione rivoluzionaria e di sostanziale ritorno all’organizzazione di tipo secondinternazionalista e socialista. Nel 1955 ( nel Partito ancora fondamentalmente secchiano e togliattiano) le cellule di produzione sono 57 mila; calano a 37 mila nel 1950, sino a giungere a 16 mila nel 1971, per poi pian piano sparire persino dai dati statistici forniti dal Partito.

Ciò che si può onestamente affermare – a ragion veduta – è che la destrutturazione del partito leninista e gramsciano rappresenta una parabola perfettamente sovrapponibile ( e costituitasi nel tempo) alla parabola politico – teorica di socialdemocratizzazione del PCI. Le due involuzioni compiono parallelamente la stessa strada. L’involuzione, sul piano politico e teorico, socialdemocratica del PCI segna di sé l’involuzione organizzativa. E viceversa.

Successivamente, negli statuti del PRC e anche del PdCI non sono mancati riferimenti alle cellule di produzione. Ma quel tipo di organizzazione non è stata più ripresa, se non in piccolissime e non significative esperienze. Crediamo che il problema, come dicevamo sin dall’inizio, non stia tanto nella mutazione dei processi produttivi capitalistici italiani, quanto in una perdita, in una dissipazione, della memoria e della cultura comunista e rivoluzionaria. Stia, soprattutto, in una perdita della cultura leninista e gramsciana, che è riscontrabile in molti altri aspetti del pensiero e della pratica politica dell’esperienza comunista, precedente e successiva alla “Bolognina”.

Ricostruire un’organizzazione comunista conseguente (antimperialista, internazionalista, che cerchi l’organizzazione del consenso soprattutto sulla base materiale del conflitto di classe e non su altre scorciatoie politiciste o solamente istituzionaliste, non sarà facile, dopo i troppi strappi dalla cultura comunista e dal progetto di trasformazione sociale in senso socialista. Avremo bisogno di tempo, ma non abbiamo alternative. La ricostruzione di un Partito Comunista non può passare che attraverso una creativa attualizzazione – senza dogmi, ma anche senza i facili liquidazionismi “bertinottiani”- del pensiero e della prassi dell’intera storia comunista internazionale.

Affermavano Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni – in tandem – che “tutti gli intellettuali e i dirigenti comunisti del ‘900 sono morti e non solo fisicamente”. E vivi erano rimasti solo Bertinotti e Gianni.

Noi dobbiamo avere un approccio esattamente contrario e dobbiamo mettere a valore il grande pensiero e la grande storia della prassi del movimento comunista mondiale. Non abbiamo ricette estraibili dalla nostra storia e immediatamente adattabili al nostro nuovo contesto, ma le analisi di Lenin e Gramsci sull’organizzazione possono tuttora esserci di grande aiuto e sarebbe paradossale che – sul piano organizzativo – trascurassimo i progetti teorici e pratici più avanzati per rifugiarci pigramente e dogmaticamente in esperienze ancora più antiche e moderate: quelle dell’Internazionale Socialista, e cioè organizzarci solo- come è avvenuto e ancora avviene – sulle sezioni territoriali. Uno dei problemi principali del movimento comunista italiano odierno è l’avvenuta erosione dei legami di massa. Da qui occorre ripartire, per recuperare radicamento, credibilità e legami con il movimento operaio complessivo; ripartire anche dalla nostra presenza attiva e di lotta all’interno stesso dei luoghi del conflitto capitale- lavoro, iniziando, per esempio, a decodificare i nuovi processi produttivi e cercare all’interno di essi quali siano quelli d’avanguardia, per costruire presenze comuniste organizzate di operai produttori di plus valore che – siano essi produttori di beni materiali o immateriali – diventino avanguardia sociale e politica nella misura in cui lavorano e lottano all’interno della produzione capitalistica d’avanguardia.

Riorganizzare il Partito nelle grandi fabbriche, nei cantieri, negli uffici, nelle università è possibile, come è possibile lavorare per una presenza organizzata, anche di 2/3 compagni, in un luogo di lavoro atomizzato. Dobbiamo rimboccarci le maniche e iniziare a capire che se la stessa energia che, giustamente, dedichiamo all’impegno elettorale la dedicassimo all’organizzazione del partito nei luoghi di lavoro, qualche obiettivo lo coglieremmo. Sarebbe sbagliato attribuire l’ormai assoluta assenza dei comunisti nei luoghi diretti del conflitto capitale – lavoro ai mutamenti dei processi produttivi, rimuovendo il fatto storico pesantemente rappresentato da un’involuzione politico – teorica tendente a rimuovere dalla prassi il progetto organizzativo leninista e gramsciano.

Sulla scorta del grande pensiero rivoluzionario che ci sta alle spalle e sull’analisi concreta della situazione concreta dobbiamo trovare le vie giuste. Sapendo che senza l’ organizzazione comunista – come dimostra la stessa parabola involutiva del PCI – non vi è nemmeno il Partito Comunista.

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